un virus micidiale che ti fa stare proprio una cosa malissimo

ci sono le cose vitali, quelle delle quali proprio non si può fare a meno. ci sono le cose utili, che fanno stare bene, meglio. ci sono poi le cose inutili che, non ci si può sbagliare, stanno sempre lì,  a portata di mano, rassicurandoci con la loro imperturbabile inutilità. le cose inutili si dividono in due categorie, le cose inutili buone e/o belle e le cose inutili cattive e/o brutte. tra una categoria di cose e l'altra c'è tutto un mondo di sfumature mutevoli, di mezze misure, di necessità, vezzi e fantasiose compensazioni. le compensazioni sono la manifestazione palese di un meccanismo inconscio che crea misteriose equazioni affettive per cui se la fidanzata ti molla compri una moto, se ingrassi di un chilo compri un paio di scarpe nuove. cose di questo genere. tra le cose utili e quelle inutili ci stanno le cose più o meno indispensabili. queste cose qui, per loro natura e per via della titubante funzionalità che gli è propria, possono risultare propizie oppure fatalmente inopportune a seconda del momento in cui entrano in scena e vengono prese in considerazione. il tempismo è fondamentale in quanto  la fatalità delle circostanze  può promuovere le suddette cose dallo status di più o meno indispensabili a quello di utili, o declassarle a quello di inutili. si veda a questo proposito la storia del costume da bagno e della giacca di pile all'equatore. di questa ambigua categoria di cose fanno parte anche i cetriolini sott'aceto, l'emmenthal e la marmellata di mirtilli qualora le circostanze siano quelle che mi vedono costretta due giorni dentro casa a far passare  una febbre paragonabile a un ospite inaspettato e pieno di pretese che mi ha sorpreso col frigo così fornito.  (un po' più lunghe 'ste frasi no eh?) insomma, ho dormito, guardato un'infinità di film e contato le ore tra una tachipirina e l'altra. ho pure pensato parecchi di quei pensieri densi e un pò ripetitivi tipici degli stati febbrili. poi, in mezzo al mio limbo ho trovato la forza di convincermi che non si vive di sola pastina in brodo, vestirmi e andare a fare la spesa. mi sentivo debole e fuori luogo, con quel sole sfacciato che sembrava estate e io invece avevo freddo e poi sotto ai neon impietosi del supermercato. sono tornata a casa senza fiato, ma con un carico di frutta e verdura fresca, giornali, aspirine. i brividi della febbre fanno così: vibrano nelle ossa, poi passano sulla pelle e da lì si traferiscono alle lenzuola che ce li restituiscono uno ad uno. uno scambio circolare di temperature che non si stemperano a vicenda, una lotta ottusa tra caldo e freddo. poi una mattina che fuori c'è il sole, riemergi dal letto con quella sensazione che sempre, fin da piccola, ti lascia la febbre quando se ne va. un senso di nuovo che non so spiegare e che nemmeno ci provo. se ne ricordassi il nome potrei citare quello scrittore che ha descritto tanto bene le sue febbri malariche come catarsi di non so quale suo male dell'anima, un rimpianto o un rimorso non ricordo più. pace. ho cambiato le lenzuola, quelle vecchie che si sono tenute la febbre e i suoi segreti, ora sono stese al sole, insieme al resto del bucato.

maccio capatonda - "amore, sto male di nuovo"
amanda frellioje - “ sarà la bora...”
maccio capatonda - “ma non siamo a trieste”

Roba di misia domenica, 12 ottobre 2008 ore 11:53 | link | commenti (4) |

and that's when your song calls to me

Roba di misia sabato, 11 ottobre 2008 ore 11:31 | link | commenti |

se

avesse visto

i disegnini

che facevo

sovrappensiero

mentre parlavamo al telefono

e che ora se ne stanno stritolati

in un foglio A4

appallottolato

nel cestino della carta straccia

allora

forse 

Roba di misia mercoledì, 08 ottobre 2008 ore 16:40 | link | commenti (2) |

ninne nanne

glenn gould

 

Roba di misia mercoledì, 08 ottobre 2008 ore 14:01 | link | commenti (2) |

tra me e me c'è un me di troppo

mi stavo domandando

se

ma

forse

chissà

però poi mi sono risposta

no

meglio di no.

Roba di misia lunedì, 06 ottobre 2008 ore 12:55 | link | commenti (4) |


vengo anch'io

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