ieri notte in un chiosco che vende cocomeri aperto 24h su 24 ho chiacchierato con un ragazzo del bangladesh che mi spiegava come e perchè gli italiani vivono male. e non aveva tutti i torti. diceva che gli italiani pensano solo a lavorare, a mangiare e a guardare il calcio. diceva che in italia la gente non è felice, che non ha più soldi perchè tutti i soldi li ruba "il ladro grande" vale a dire "berlescona". e che questo secondo lui è il problema dell'italia. poi sono arrivati dei nuovi clienti e lui ci ha salutato chiedendo scusa per aver chiacchierato tanto e io ho detto no no per fargli capire che non aveva chiacchierato tanto. peccato però che molte parole le pronunciava in maniera incomprensibile. in particolare pronunciava calcio che pareva dicesse cazzo così diverse volte ho dovuto fare mente locale per evitare di fraintendere pericolosamente il senso della frase.
una lista delle cose da fare scritta a matita su un foglietto di carta riciclata color verde prato. un elenco, senza apparenti priorità, senza logica nè ordine cronologico da rispettare. anche se un ordine ci sarebbe o meglio ci dovrebbe essere. butto giù le cose così come mi vengono in mente e in un certo senso me ne libero sentendomi a metà dell'opera per il semplice fatto di averle scritte e messe in fila. un modo come un altro per mettere a posto la coscienza forse. o forse al contrario il desiderio di mettersi alle strette e smetterla di girare intorno alle solite idee. alcune cose le devo proprio fare e non ci sono più scuse per rimandarle. o almeno non è lecito cercarne di nuove. altre cose non sono indispensabili ma ho tanta voglia di farle. tengo la matita vicino alla lista pronta a depennare il già fatto. rileggo a distanza di un giorno quello che ho scritto e mi rendo conto che assomiglia tanto a un qualcosa a metà fra una romantica lista di desideri degna di una ragazzina di 15 anni e un severo elenco di ammonimenti con vaghi ultimatum rappresentati dai punti esclamativi piazzati ad arte che stanno a significare vietato procrastinare ulteriormente.c'è chi mi dice che penso troppo. che ho troppa fretta. che non si capisce perchè a volte io affronti le cose con una gravità tale neanche debba scontrarmi con un esercito di oppositori per portarle a termine. e poi ogni tanto c'è chi dice di me anche il contrario di tutte queste cose. e poi ieri sera parlavo con una persona e ho capito che a volte può risultare utile fomentare dentro di sè un pò di spirito di lotta. quasi come a voler dimostrare a uno spettatore immaginario (che magari siamo sempre noi stessi) che non aspetta altro che vederci fallire o rinunciare cosa siamo veramente capaci di fare.
p.s. l'ho scoperto dopo aver scritto il post che esiste veramente un ibrido del genere
e capirai se non le abbinavano pure il fidanzato tsè


Buster Keaton
c'è anche chi l'anno nuovo lo fa iniziare il primo settembre. se per anno nuovo si intende un momento preciso e circoscritto in cui formuliamo dentro noi stessi un insieme di propositi e intenzioni che con ottimismo speriamo di riuscire a mettere in pratica. per me almeno funziona così. sarà un'eredità dei tempi scolastici. sarà che settembre è un mese strano. sarà che per di più è pure il mese in cui sono nata. sarà che invece verso i proponimenti espressi la notte di capodanno nutro una certa avversione per quella loro aria solenne che mi mette soggezione. sarà che uno ha sempre bisogno di una scusa per potersi sentire autorizzato a ricominciare da capo o a volerla fare meno drastica a cominciare qualcosa di nuovo. il che è una stupidaggine considerato che la stessa sensazione potrebbe essere ricercata in qualsiasi giorno della settimana di qualsiasi mese dell'anno visto che ogni giorno è degno di un nuovo inizio se è di questo che andiamo in cerca. eppure per esempio le diete si cominciano sempre di lunedì. le storie d'amore finiscono sempre di domenica. chissà perchè. ma alla fine va bene così. c'è bisogno di una boa. per poterci fare il giro intorno. c'è bisogno di un momento in cui, anche solo per pochi secondi, si ha la possibilità di guardare sia indietro che avanti e fare le opportune considerazioni. ma finora mi sono limitata ad un sapiente bla bla bla e non prenderei troppo sul serio i discorsi di una che scrive con in testa una busta di plastica e aspetta che passi un'ora per vedere l'effetto che un impiastro di hennè rosso medio avrà sui suoi capelli. ecco un altro luogo comune. le donne in cerca di cambiamenti cominciano sempre dai capelli. e io ne so qualcosa. non per niente porto i capelli cortissimi che richiedono frequenti terapeutici incontri con le forbici del parrucchiere. non per niente se ripercorro a ritroso le pagine di questo blog mi rendo conto con rammarico che i miei slanci ed io cominciamo a diventare piuttosto ripetitivi. eppure funziona. magari non sempre vale la pena di rendere partecipi gli altri delle nostre piccole rivoluzioni. vado a togliermi questo fango dalla testa. speriamo bene.
The wall live in Berlin ieri notte l'ho visto fino alla fine sì. fino a quando il pubblico urla tear-down-the-wall-tear-down-the-wall e il muro a un certo punto sotto il peso di tutte quelle voci fomentate cade davvero scomponendosi in mille blocchi di polistirolo e inquadrano Roger Waters con quegli occhi da pazzo megalomane. e ho pensato a quanto me l'hanno fatto ascoltare quell'album soprattutto dentro una uno bianca sgangherata attrezzata però con un signor stereo. e il catorcio pareva non potersi mettere in moto senza che quella musica partisse. io, unica ragazza in mezzo a un gruppo di amici maschi che a un certo punto cantavano in coro Ooooooooh I need a dirty woman Ooooooooh I need a dirty girl e ridacchiavano e io non è ci capissi molto se non che sicuramente non parlavano di me che fortunatamente per loro non rappresentavo nè l'una nè l'altra cosa.ero un'amica abituata a certi discorsi o certe coloriture del linguaggio che in mia presenza non censuravano più e io non sapevo se andare fiera di questo privilegio che mi concedevano o preoccuparmene. poi ogni tanto uno di loro diceva ahooo ragazzi ma c'è una signorina fra noi e tutti ridevano perchè quella signorina ero io. oppure mi dicevano attappati le orecchie e io per fare la parte di quella che è bene che non ascolti per non scandalizzarsi mi mettevo le mani sulle orecchie e pronunciavo una serie di ba ba ba ba ba insonorizzanti. Insomma ieri notte pensavo a queste cose e mi ha fatto un pò ridere Joni Mitchell che cantava Goodbye blue sky o Van Morrison che cantava Confortably numb col suo accento irlandese ma The wall live in Berlin l'ho visto tutto sì. Poi qualcuno che non aveva ancora voglia di andare via ha avuto l'idea di mettere su il dvd di The day after quando io speravo che fosse arrivato il momento di tornare a casa a dormire. Ma senza oppormi ho resistito un'altra mezz'ora con gli occhi aperti. poi quando nel film cominciava a succedere qualcosa e la tensione iniziava a salire progressivamente ho appoggiato la testa sul bracciolo del divano e mi sono addormentata. qualcuno prima che perdessi coscienza mi ha detto ti svegliamo al momento della bomba? e io ho detto sì sì.
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