IzZiO
FaTbOy
fIgLiO_dI_nEsSuNo
lA_CeCiArElli
dOvE_sTa_ZaZa?
Mr_CoBbLeP0t
cItArSi_AdDoSso
iNsAno_LoCo
vOlSo
mIsS_zEbRa
stanlaurel
Alla quarta persona che ho sentito smadonnare dopo aver inserito le monetine nel distributore automatico di "bevande al gusto di" poco lontano dalla mia stanza qui in ufficio e momentaneamente fuori uso, in un impeto di solidarietà, ho deciso di scrivere su un post it "non funziona" con tanto di punto esclamativo e di attaccarcelo sopra.
Mia mamma invece giorni fa ha attaccato allo specchio dell'ascensore un generico biglietto scritto con la sua calligrafia antica da bambina "vi prego di fermare bene le porte e le persiane perchè con il vento sbattono, di giorno e di notte. grazie".
A vedere quelle lettere scritte con cura e quel grazie che mi è sembrato di sentirle pronunciare, mi sono intenerita. Mi è sembrato pure carino che non si fosse firmata, quasi che quell'omissione servisse a rendere il suo invito meno perentorio e minaccioso.
Eppure, il giorno dopo, sotto alla gentile ma anonima richiesta di mia madre c'era scritto un polemico "chi prega chi????"
I condomini di quel palazzo hanno la coda di paglia. E sono pure dei grandi rompiballe.
Avevo pensato di continuare il dibattito scrivendo qualcosa anch'io, ma a parte il fatto che nutro un sano terrore per le faide condominiali, non ho avuto il tempo di pensare a cosa scrivere che il biglietto in questione era già sparito. Però le persiane continuano a sbattere. Le persiane di chi, non si sa.
La professoressa di inglese che abita al quarto piano, e che nei primi tempi della guerra in Iraq opponeva alla mia bandiera della pace un bandierone stelle e striscie formato extralarge degno, in virtù delle sue ambiziose misure, di sventolare dalle finestre di un'ambasciata americana, quella che quando prende l'ascensore si lascia dietro un'inquietante scia di naftalina, ogni volta che parte per qualche viaggio, mi lascia un bigliettino con su scritto il suo numero di cellulare e il numero di telefono fisso al quale posso contattarla nel caso in cui il suo appartamento prenda fuoco o cose di questo genere.
In più, l'ultima volta che è partita mi ha chiesto pure di avere la premura di prelevare dalla sua cassetta delle lettere un giornaletto mensile dei missionari di non so quale ordine, che date le sue dimensioni, uscendo fuori dalla predetta cassetta, sarebbe stato facile preda di qualche malintenzionato misteriosamente interessato all'attività dei frati missionari nel mondo.
L'appartamento della proffa sotto naftalina non è andato a fuoco e del giornaletto me ne sono dimenticata completamente, che se me ne fossi ricordata, avevo già deciso, non confidando in alcun malintenzionato, di occultarlo personalmente per fare un dispetto a lei e al suo bandierone.
Che per un certo periodo abbiamo fatto ridere mezzo quartiere con quell'accostamento strano.
Io tiravo fuori la bandiera della pace e dalla sua finestra il giorno dopo sventolavano le stelle e striscie.
Io toglievo la bandiera arcobaleno e lei faceva lo stesso con la sua.
Siamo andate avanti così per un pò, pur continuando a dirci buongiorno e buonasera e a scambiarci sorrisi e cortesie quando ci incontravamo per strada o per le scale.
L'inquilino che abita sotto l'appartamento della proffa si lamentava, primo perchè la bandiera americana tanto era lunga che gli si impigliava nelle persiane quando voleva aprirle o chiuderle e poi, questo me lo confessò durante un viaggio in ascensore, temeva, a causa di quell'ostentata dimostrazione filo americana, fantomatici attacchi terroristi da parte delle cellule dormienti dell'esquilino.
E' un condominio strano il mio. Un condominio di finti indifferenti che nascondono un'indole dispettosa e goliardica degna di un film sul genere amici miei.
Cacche fresche depositate davanti all'appartamento dell'avvocato del primo piano.
Biglietti minatori tesi a terrorizzare chiunque dimentichi le porte dell'ascensore aperte. E gente che lascia appositamente aperte al terzo piano le porte del predetto ascensore al fine di dimostrare che i colpevoli sono dei cinesi che abitano lì.
Altri che di nascosto sporcano le scale spargendovi coca cola o immondizia varia per boicottare la nuova ditta delle pulizie.
E in più, un cane, che torna a casa dalla passeggiatina conservando sempre un pò di pipì da fare in ascensore.
http://www.nazioneindiana.com/2006/01/30/a-gamba-tesal-appello/

p.s. ce vò tanta pazienza signò.
2° p.s. aggiunto a posteriori : però è uscito il nuovo album di Vinicio Capossela che già dal titolo che ha fa bene al cuore. e certe cose aiutano mica poco.
Le mosche dell'estate
e le anatre del laghetto ghiacciato del Central Park.
Sono appena le 22
ma io ho troppo sonno per pensarci su
o per spiegarmi meglio.
Perfino piegare delle lenzuola
con un mancino
ti fa capire quanto tutto sia relativo.
E di quanto sia facile
cadere nell'errore
di avvicinarsi agli altri
considerando come punto di partenza noi stessi.
Per il resto
ho qualche problema
con la destra e la sinistra.
Niente a che vedere con la politica sia chiaro.
E' che mi dicono -gira a destra-
e io giro.
A sinistra.
Niente di politico dicevo.
A meno che non c'entri il fatto
che a dirmi di girare
sia stato un tipo di alleanza nazionale.
Ma è più probabile
che il mio
sia un problema di riflessi un pò lenti.
Tuttavia
c'è da dire
che sabato scorso guardando
Berlusconi e Rutelli in televisione
anche lì
ho fatto un pò di confusione.
Non sapevo se ridere o se piangere.
E non credo dipenda da un problema di riflessi.
E nemmeno da una qualche forma di schizofrenia latente.
Non penso sia un problema solo mio insomma.
Pare non esistere più
nemmeno la triste e mediocre consolazione
del male minore.
Che di questi tempi
qui lo dico e qui lo nego
farebbe comodo.
Ma aprile è lontano.
E al peggio
così dicono
non c'è mai fine.
Attendiamo fiduciosi
che il peggio altrui
ci renda migliori.
E' così che funziona no?
Leggo i titoli di Repubblica.it
e trovo tra le varie notizie
personalissime analogie
o fantasiosi collegamenti.
La batida de coco
a stomaco vuoto
funziona.
ci sono delle giornate che fin da quando iniziano, e di solito iniziano con l'irritante suono della sveglia, non vedi l'ora che arrivino alla fine. e la fine qual è? la fine sei tu che ritorni lì dove la giornata è cominciata, nel tuo letto. sono quei giorni in cui fin da quando ti svegli, sai già che ti aspettano due o tre cose che sarà difficile affrontare, che sarà faticoso far andare per il verso giusto. quei giorni in cui, sai per certo che avrai a che fare con la tale persona che ti obbligherà a dare fondo, nel giro di poche ore, alle tue riserve di diplomazia e tolleranza verso la razza umana. E la cosa peggiore, quando la sveglia suona, è che non riesci a fare uno sforzo di fantasia che ti aiuti ad immaginare, quello che è probabile che sia, o meglio che sarà, vale a dire che in quel giorno che hai davanti di cose, oltre a quelle due tre di cui sopra, ce ne saranno tante altre, più belle o più brutte che però, in quel preciso istante, quando dal letto non ti vorresti alzare, non è nelle tue facoltà prevedere, e nemmeno, ahimè, augurarti in un tentativo di mattiniero ottimismo. Magari è solo quando ritorni al punto di partenza, il letto appunto, che ti accorgi che quelle due o tre cose che temevi, erano una piccola parte di tutto quello che sarebbe poi realmente successo e questa differenza ti fa sentire quasi in colpa per aver immaginato, un pò di ore prima, appena aperti gli occhi e con la testa ancora su quello stesso cuscino, che il giorno appena iniziato potesse essere tanto ingeneroso e prevedibile, da contenere solo quelle due o tre maledette cose. Sì, perchè a me, aver desiderato che il tempo scorresse il più velocemente possibile in quella direzione, cioè verso la fine della giornata, mi fa sentire in colpa. Non è così che mi piace vivere. Ma a volte, malgrado tutti quei bei discorsi che sappiamo fare tutti, è così, punto. Il fatto di cercare di scriverci sopra queste quattro menate, non serve a niente se non a farmi sentire ancora capace di riderci su e programmare con fiduciosa curiosità la stessa sveglia che mi sveglierà il giorno dopo. E quello dopo ancora. A volte faccio strani pensieri prima di addormentarmi. A volte faccio pensieri ancora più strani appena mi sveglio. Vincite all'enalotto, viaggi in India, ricominciare a studiare...oppure, provo a decidere quali saranno le cose piacevoli che sarò in grado di concedermi in quel giorno tutto da fare. E questa abitudine un pò ingenua credo sia un retaggio delle mia educazione cattolica dura a morire. Pensare che ci sia sempre un premio per ogni sacrificio. Che ci sia un buon dio, come lo chiamano i vecchi, compresa mia madre in risposta alle mie lagnanze sulla vita, pronto a elargire contentini alle brave pecore che la sera ritornano all'ovile. Oppure, prima di dormire, o appena sveglia, scorro col pensiero l'immagine delle persone che conosco. Brevissimi flash. L'amica che prepara la tesi, i miei nipoti che escono di casa con 'sto freddo boia per andare all'asilo, l'amico che torna a casa in moto dopo il turno di notte, quello che prende l'autobus affollato per andare a lavorare, o l'altro che arriva in macchina all'estrema periferia di Roma per passare 8 ore a rispondere al telefono di un call center, eccetera eccetera. Penso a quello che so che farà durante il giorno appena iniziato questa piccola folla di gente che mi porto nel cuore. Che bene o male è difficile per tutti, si sa, ma alla fine, è la cosa migliore che ci si possa augurare quella di continuare ad andare avanti. Così siamo tutti qui, a raccontarci gli stress, le dolorose frustrazioni o le sudate rivincite, gli amori nuovi, quelli finiti, quelli resuscitati, le allegre accellerate o gli insopportabili rallentamenti esistenziali, condendo i nostri discorsi con la benedizione dell'ironia, nonchè con vaffanculi vari che, a meno che non si decida di mandare tutto in malora, avremmo il più delle volte, l'accortezza di non far giungere mai ai rispettivi meritevoli destinatari. Il che, in giorni come questo appena concluso, stremata vincitrice nella mia battaglia con quelle tre cose più volte citate, ma con la riserva di tolleranza e diplomazia completamente prosciugata dal lavoro, mi pare davvero un peccato. Che un bel vaff***** in simpatia a chi so io, credetemi, ci starebbe tutto.
oggi a Roma sembra primavera. la mia amica al telefono mi dice che ha scoperto di essere "insoddisfatta" della sua vita pronuncia questa parola: "insoddisfatta", come se non l'avesse già sentita e usata altre volte prima d'ora, la ripete più volte nel discorso, scandendone le sillabe con gusto, quasi come se ammettere di esserlo rappresentasse l'illuminante soluzione più che il problema da risolvere. e io? lasciamo perdere va. oggi a Roma è primavera per finta ed è difficile difendersi dalle cose che fingono di essere quello che vorremmo che fossero. siamo a gennaio. punto. io invece sto scrivendo cazzate neanche fosse primavera sul serio. ma non è un problema. è che sono un pò stanca. troppo lavoro. il mio capo e la sua stilografica dal pennino d'oro mi correggono le virgole. e c'è gente che ancora mi chiede che lavoro mi piacerebbe fare, neanche avessi 6 anni. è una domanda che odio, perchè di anni ne ho 29, ma non ho ancora imparato a rispondere. stamattina per esempio passando davanti ad un cantiere edile e sentendo un anonimo fischiettare ho pensato che mi piacerebbe fare il muratore. ma vaglielo a dire a uno col pennino d'oro che invece di farti correggere le virgole preferiresti fare il muratore. ora come ora l'unica certezza è che prima o poi saprò preparare una caipirinha da dio.
http://www.banksy.co.uk/menu.html
troppo belli, guardateli tutti


cercami nella stanza dove ti ho sognato
mi vedrai mentre guardo lontano
tutte le informazioni che ti ho dato
tutte le nostre corse contromano
la paura trionfa sulle menti poco allenate
mi hai lasciato solo e ora ho più tempo
nelle mie giornate
impara a credere
impara a scordare
impara a guardare la luce
impara a nuotare
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
mi hai lasciato solo
mentre il giorno inciampava
e il respiro era fatto di fumo
penso alla crisi economica
ai cibi transgenici
alla fine del sesso
ai migliori argomenti
in favore del successo
impara a credere
impara a scordare
impara a guardare la luce
impara a nuotare
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
è l'evoluzione naturale dei pesci
(_elettrojoyce_)
continuo a costruire perimetri
intorno al mio stare ferma
al mio muovermi troppo
o troppo poco.
un miracolo di ingenuità superstite
alternata a conati di velenoso cinismo.
ma io
in pochi secondi
mi traccio intorno
pranziamo in un piccolo bar sotto l'ufficio
gestione familiare
il padre sta alla cassa
saluta tutti quelli che entrano
urlando buongiorrrrrrrrrrrrrrrrno
arrotolandosi avido in quella r
mentre con le sue dita grassocce
maneggia i soldi con finto disprezzo
non fa mai lo scontrino
e si sbaglia sempre a dare i resti
oppure pratica oscuri arrotondamenti
che si risolvono nel suo permesso di prendere un cioccolatino
da una scatola di cioccolatini sfusi
piazzata furbescamente davanti alla cassa.
a questo invito
io rispondo scegliendo sempre il cioccolatino più grosso
e poi
anche se mi costa ammetterlo
una volta
a dirla tutta
dopo aver consumato una spremuta d'arancia e un toast
ho preso la decisione
avvicinandomi alla cassa
di dichiarare solo il toast
il tutto solo per pareggiare i conti
considerato che a furia di sbagliare con i resti
con me deve averci fatto una fortuna
visto che non controllo mai.
mi fido.
e penso che questo basti a fare in modo che la gente non si approfitti di me.
mi pare una teoria indistruttibile
visto che
non scoprire di essere stati fregati
è un pò come non essere mai stati fregati.
oltre al padre
c'è la madre, ovvero la moglie
svampita e lenta
si capisce dallo sguardo e dal modo di fare
che deve essere sotto l'effetto di qualche farmaco
ti guarda ma non ti guarda
sorride quando non ci sarebbe motivo per farlo
carbonizza i tramezzini dimenticandoli nella piastra
o infila i piatti nel microonde senza accenderlo
comincia a servire una persona
si distrae e continua con un'altra.
a volte ti riempie il piatto all'inverosimile
altre volte prepara delle porzioni avarissime.
dipende.
chissà da che cosa dipende.
per fortuna c'è una figlia
svelta e gentile
che sopperisce a tutte le gaffe della madre
senza battere ciglio
senza un'espressione del viso
che ti faccia capire qualcosa in più
di quello che vedi,
una madre un pò rincoglionita
e una figlia molto paziente.
io rispondo ai sorrisi insensati della madre
pure se non ci sono motivi per sorridere
e mentre lo faccio
mi sembra al contrario
che non ci siano motivi per non sorridere.
hanno assunto un barista nuovo
simpatico e rapidissimo
che incredibilmente è riuscito e a resistere lì dentro
più a lungo
di tutta la serie di anonimi colleghi che l'hanno preceduto.
si capisce che non deve essere facile lavorare in quel bar.
e guarda caso
il barista si chiama Pio
che a me
a parte il martirio specifico di dover lavorare lì
mi pare proprio un gran bel nome per un barista.
Pio mi chiama bambola.
cosa prendi bambola? mi chiede quando raggiungo il bancone
e io rispondo ruffiana
Pio, un caffè stupendo come quello di ieri.
lui ride
e fa finta di lamentarsi
di tutte queste donne donne donne
che però nessuna se lo piglia
e che anzi tutte lo trattano male.
e mi chiede
che dici bambola sarà per questo che mi chiamo Pio?
100 metri dorso gambe delfino
state attenti a mantenere ferma la schiena
e a muovere solo le gambe
ci urla dal bordo piscina
e io l'ho sentita
nonostante la cuffia calata fin sulle orecchie
l'acqua che mi ci rimane dentro
le istruzioni urlate dagli altri istruttori
o i rumorosi scrosci dell'acqua provocati
da quei fenomeni della seconda e quarta corsia
che nuotano da dio
e mi riempiono di calci sott'acqua.
insomma
che dovevo stare attenta a tenere ben ferma la schiena
l'ho sentito
ma non sono mica riuscita a metterlo in pratica.
e ora
stavo ripensando a quanto possa essere complicato a volte imparare
non per la difficoltà in sè della cosa nuova da apprendere
quanto per una serie di avverse circostanze
davvero le più disparate
che ci rendono meno docili
ricettivi
e tolleranti verso i nostri iniziali fallimenti.
le cose più difficili da imparare
sono quelle che non ci piacciono
o quelle che ci fanno paura.
a me nuotare piace
e non mi fa mica paura
eppure a questa cosa
ci pensavo per un motivo preciso
che non mi va di raccontare
e che non c'entra niente con le vasche dorso gambe delfino
nelle quali mi sono cimentata ieri sera in piscina.
è solo che
stamattina la mia schiena dolorante
mi ha ricordato
che per imparare non è sufficiente avere due orecchie
che sentano ciò che ci raccomandano di fare.
come al solito,
come in tutte le cose
perfino quelle che reputiamo indegne
di un tale coinvolgimento,
ci vuole un pò di cuore.
di fantasia.
che io le cose più complicate che ho fatto nella vita
mi sa che sono riuscita a metterle in pratica
immaginandomi che le facevo.
While I was watching you did a slow dissolve
While I was watching you did a slow dissolve
While I was watching you did a slow dissolve
Did I imagine or do the walls have eyes
Did I imagine they held us hypnotized
Did I imagine or do the walls have eyes
Life in slow motion somehow it don’t feel real
Life in slow motion somehow it don’t feel real
Life in slow motion somehow it don’t feel real
mi affaccio alla finestra
il cielo è grigio
con qualche chiazza d'azzurro
che mi ricorda di che colore dovrebbe essere il cielo.
c'è una vasca da bagno abbandonata accanto ai cassonetti dell'immondizia.
se ne sta lì sul marciapiede
bianca e assurda.
questa della vasca da bagno
mi sembrava davvero una cosa che chiedeva di essere scritta.
ma ora che l'ho fatto
mi rendo conto di non essere capace
di celebrare degnamente
lo spettacolo di una vasca da bagno
su un marciapiede.
sono in ferie da qualche giorno.
non ero più abituata a questo ritmo lento
che scandisce le giornate senza lavoro
senza orari
e impegni vari da rincorrere uscita dall'ufficio.
non ero più abituata a questa casa
al tempo che passa qui dentro
mentre io scelgo di non uscire.
la luce che cambia col passare delle ore
il sole che passa da una finestra all'altra
mentre la mattina diventa ora di pranzo
e poi pomeriggio
e sera.
lentamente.
guardo l'orologio
e mi meraviglio.
ancora le tre.
mi prendo persino il lusso di inebetirmi davanti alle televendite in tv.
avevo bisogno di fermarmi
e ci sono riuscita
credo.
avevo bisogno di dormire
e l'ho fatto.
ho ritrovato il sonno perso chissà dove
e l'ho riportato nel mio letto.
sono andata al mercato
trascinandomi dietro il carrello della spesa
sentendomi felice
ma
lo ammetto
pure un pò cretina
e quando per strada ho incrociato qualche pensionato
o qualche vecchietta
muniti anche loro di carrello
mi veniva da ridere.
ho immaginato di essere una casalinga.
o una pensionata.
così
giusto per capire cosa si prova
e poi a me mi riesce bene immaginare di essere
quello che non sono.
al supermercato ho visto una signora in pelliccia
ordinare al domestico indiano
cosa mettere nel carrello
indicando i prodotti col dito
e dicendo prendi quello
e quello.
io gliene avrei dette quattro
a lei e al suo dito
ma lui la seguiva da un reparto all'altro
con la faccia serena.
ho vuotato cassetti
e armadi.
ho buttato vecchi diari
e appunti di corsi che avevo dimenticato di aver frequentato.
ho messo vecchie scarpe
e vestiti che non uso più
in grandi buste di plastica.
per portarli fino al cassonetto giallo della caritas
ho dovuto fare due viaggi.
c'è bisogno di leggerezza
c'è bisogno di abbandonare qualche zavorra.
di spazio nuovo soprattutto c'è bisogno.
e mi è sembrato opportuno
cominciare dai cassetti e dagli armadi.
ho persino ritrovato un paio di orecchini
che indossavo quando avevo 17 anni
e ho scoperto che mi piacciono ancora.
e poco fa
guardando una trasmissione televisiva
ho scoperto che Marx poco prima di morire
si tagliò la barba
scrisse ad Hengel per comunicargli la novità
allegando alla lettera anche due foto
scattate prima e dopo la rasatura.
la foto di Marx senza barba non si sa che fine abbia fatto.
e pare pure che Hengel si sia arrabbiato.
io a questa storia della barba
ho deciso di crederci
pure se non vedrò mai la foto.
d'altra parte
non avrei mai pensato di affacciarmi alla finestra
e vedere una vasca da bagno.
ora metto su un pò di musica
e vado a preparare il minestrone.
signora mia
oggi c'era l'offerta sul minestrone surgelato della findus
2 euro e 50.
ArDeCoRe
babsi_jones
cesare_pavese_poesie
europa_film_treasures
GENOVA_2001
il.primo.amore.
indymedia
internazionale
nazione indiana
pearls_before_swine
pOsT_sEcReT
ramificazioni
the_perry_bible_fellowship
_ani difranco_
_linus_
misiasays in Mi piacevano le donn...
hobbs in Mi piacevano le donn...
misiasays in solidão &eacu...
misiasays in le mie amiche non so...
Allitterata in le mie amiche non so...
utente anonimo in solidão &eacu...
misiasays in "...chi non si ...
tage in "...chi non si ...
misiasays in il gioco consiste ne...
misiasays in pj harvey_the piano
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
*loading*