IzZiO
FaTbOy
fIgLiO_dI_nEsSuNo
lA_CeCiArElli
dOvE_sTa_ZaZa?
Mr_CoBbLeP0t
cItArSi_AdDoSso
iNsAno_LoCo
vOlSo
mIsS_zEbRa
stanlaurel
Baby, instant soup doesn't really grab me.
Today I need something more sub-sub-sub-substantial.
A can of beans or blackeyed peas, some Nescafe and ice,
a candy bar, a falling star, or a reading of Doctor Seuss;
Ero in un minuscolo negozio di dischi, indecisa tra due cd di Art Tatum.
Li tenevo entrambi in mano, confrontavo i brani e in ognuno ce n’erano alcuni che nell’altro mancavano, il che mi metteva parecchio in crisi riguardo alla mia scelta.
In più stavo rischiando di fare tardi, dovevo proprio sbrigarmi, che io agli appuntamenti arrivo sempre in anticipo per cui, a meno che non voglia perdermi il piacere di veder comparire tra le facce anonime quella di chi sto aspettando, vederla avvicinarsi e sorridere al suo sorriso, per non stare lì impalata ad aspettare e riuscire a perdere il tempo sufficiente ad essere puntuale, faccio cose che viceversa rischiano di farmi arrivare in ritardo.
Il più delle volte, col passo tipico da perditempo comincio a camminare, faccio due passi mi dico, ma finisco per allontanarmi troppo dal luogo dell’appuntamento, il che mi obbliga a tornare indietro di corsa, oppure, se c'è una libreria lì vicino, e quasi sempre c'è una libreria vicino a dove ho appuntamento, entro lì dentro e perdo la cognizione del tempo.
Così facendo, chi avrei dovuto aspettare scontando il mio anticipo, finisce per aspettarmi subendo il mio ritardo e non vedendomi all’ora x nel posto y, mi telefona, mi chiede dove sei? e io rispondo aspettami che arrivo.
Proprio con l’intento di perdere tempo, io, ieri sera ero lì, nel negozio di dischi minuscolo, ormai quasi in ritardo.
Art Tatum è la mia fissa del momento, quindi la scelta tra i due cd, che tenevo uno in una mano e uno nell'altra, era una faccenda piuttosto seria.
Ogni tanto ne rimettevo uno al suo posto e mi dicevo prendo questo perché e in quel perché ce n’era abbastanza per farmi arrivare alla cassa e pagare, ma poi pensavo però certo anche l’altro e così via, finchè sul retro di uno dei due leggo queste parole, scritte in un carattere microscopico:
These home recordings were very well done – but they did not benefit from the pristine conditions found in a studio. Ambient noise and tape hiss are audible.
Di fronte a una rivelazione di questo genere, per di più fatta con una tale candore, senza esitare, ho scelto quel cd lì.
Ora lo sto ascoltando, con le finestre spalancate, mentre in strada questa sera, puntuale come tutte le sere, una fisarmonica staziona di fronte ad ogni ristorante della via, intrattenendo i turisti che cenano all’aperto con il solito medley ruffiano composto da canzoni popolari che ho scoperto essere adattate di volta in volta alla nazionalità del gentile pubblico, il che, soprattutto in presenza di tavolate di tedeschi, scatena rumorosi cori e risate che allietano le mie cene a casa, tre piani più in alto, coprendo la voce di Ferrara o le notizie del TG3.
Mentre le rondini fanno festa tra i palazzi e il cielo cambia rapidamente colore, mentre succedono queste e tante altre cose, c’è Art Tatum che suona. Dio se suona.
E parla, tra un brano e l’altro, parla, ride, ringrazia per gli applausi.
Qualcuno gli chiede qualcosa e lui risponde al che mi alzo, raggiungo lo stereo, avvicino l’orecchio a una delle casse per cogliere le parole.
Qualche frase riesco a decifrarla, per esempio capisco che un tizio gli ha appena domandato se quel pezzo lì per caso non l’avesse suonato anche in quella tale altra occasione e lui prima risponde no, poi ci ripensa e dice ah sì è vero hai ragione.
Il concerto deve aver avuto luogo in un posto piccolo, con poche persone ad assistervi.
Si sentono i movimenti delle sedie, colpi di tosse, un parlottio di sottofondo e quando le dita di Art sui tasti producono qualcosa di fenomenale, o quando in quel fiume di note, qualcuno tra il pubblico riconosce un brano di suo gusto, si sente una voce che lo incita con esclamazioni del tipo yeah yeah yeah, great, ah good.
Come ora, che sta suonando un pezzo dall'incoraggiante titolo wrap your troubles in dreams, mentre fuori dalle mie finestre la fisarmonica ha girato l'angolo e le nelle sue note, sempre più lontane, riesco ancora a distinguere lo zumpappà di Romagna mia, mentre al posto della fisarmonica si sente il rumore di piatti e posate che i camerieri portano via dai tavoli ormai vuoti e, poco dopo, quello dei camion della nettezza urbana che cominciano il loro giro, mentre le rondini se ne sono andate a dormire e il cielo è di un blu scuro quasi nero, mentre un sacco di altre cose tipo il fatto che non mi ricordo più dove volevo andare a parare con quest'ultima ennesima frase troppo lunga, ecco.
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