ore 11.30 a.m. : mi collego al sito del ministero X e da lì mi avventuro, piena di buona volontà e ottimismo nel suo labirintico organigramma per cercare di capire, interpretando le verbose mansioni attribuite ai singoli uffici, quale tra tutti potesse essere quello più idoneo a fornirmi l'informazione della quale necessito per portare a termine un casso di lavoro che mi hanno appioppato. l'organigramma del ministero X fa paura. tutti gli uffici hanno nomi talmente lunghi che vengono abbreviati creando delle sigle impronunciabili. scelgo l'ufficio che mi ispira di più, tra i quindici disponibili, trascurando per ora l'esistenza degli ulteriori quindici sotto-uffici di ogni ufficio. ecco, in pratica, se avessi chiamato un numero qualunque tra tutti quelli disponibili, ma che dico, se avessi chiamato un qualsiasi numero estratto a caso dall'elenco telefonico di qualsivoglia città, credo che, avrei impiegato meno tempo per arrivare alla medesima conclusione. ovvero non aver concluso una bella cippa. il primo numero telefonico col quale ho tentato la sorte corrispondeva all'interno di un tizio che di fronte alla mia domanda mi ha risposto quasi con orrore che il suo ufficio non si occupa "di queste cose" ma che -forse può darsi anche se potrei sbagliarmi- poteva essere quell'altro ufficio a esserne stato incaricato. detto questo, mi fornisce un altro numero da chiamare che io prontamente appunto fiduciosa. da questo secondo numero viene generato, grazie ai suggerimenti della signora che mi risponde, un ulteriore altro numero e così via. di ufficio in ufficio, di collega in collega. ogni volta dico buongiorno, chi sono, da dove chiamo, per chi lavoro. e poi solo alla fine qual è il problema all'origine della mia chiamata. a volte, dall'altra parte della cornetta, pretendono dettagli più precisi e approfonditi su ognuna di queste informazioni che fornisco, ma il mio problema non se lo caca nessuno. l'ultima persona che ho sentito mi ha detto spazientita:
-ma perchè chiama noi, noi siamo lo cncp, lei deve chiamare l'igics!-
io -l'ig che?-
lei -ics, l'igics-
io -aaaah ics ho capito!-
lei -igi-
io -igi?-
lei -ics!-
io -sì ics ics ho capito eh!-
lei -NO! NO! IGI! ICS!-
alienante. sembravamo lillo e greg nella scenetta di james bond.
ore 15.30 p.m. guardo il foglio che ho davanti, conto 20 numeri di telefono e capisco. capisco che l'ipotetica persona alla quale pensavo di esporre il mio quesito, e dalla quale pensavo di ottenere una risposta chiarificatrice, ecco, questa persona non esiste. non esiste sulla faccia della terra, non solo tra il personale in servizio nel ministero X. ne sono certa. come sono certa che tutti quelli coi quali ho parlato e che mi hanno suggerito altri numeri da chiamare, in particolar modo la signora del cncp che voleva che chiamassi l'igics e quella dello sdag che mi consigliava di telefonare al'igpb, in realtà volevano solo scaricarsi la coscienza o prendermi per il culo. il risultato è stato lo stesso.
and you're working your way,
from the ground on down,
on down.
your way,
from the ground on down,
on down.
stanotte ho sognato che, non si sa come nè perchè, tutti avevano le chiavi di casa mia, di conseguenza a intervalli regolari dei perfetti sconosciuti, donne e uomini, aprivano la mia porta e dopo essersela chiusa alle spalle, vedendomi apparire nel corridoio dell'ingresso, mi esprimevano, in modi vari e opposti, il loro stupore per avermi trovato lì, come se l'intrusa fossi io, come se fosse assurdo che abitassi ancora lì, qualcuno di loro andava via deluso, senza dire niente, un altro si scusava dicendo di essere entrato solo perchè pensava che io non fossi in casa, altri ancora, non volevano andarsene, volevano restare con me, ma io li mandavo via, tutti, a volte in silenzio, semplicemente accompagnandoli verso la porta, tenendoli con dolcezza per un braccio, ad altri dovevo urlare vai via via via, piena di terrore per la loro insistenza, per l'assurdità della situazione e per il fatto che la voce non mi permetteva, come spesso accade nei sogni, di urlare quanto avrei voluto, poi, chiusa di nuovo la porta, tornavo in cucina, e in cucina mi aspettava un uomo con il quale, ogni volta ricominciavo a parlare da dove eravamo stati interrotti, ma ancora qualche nuovo sconosciuto usando le sue chiavi entrava in casa, e così tutto ricominciava, fino a quando la sveglia ha suonato e a cominciare è stata questa giornata qua. la casa sono io. la cucina è il mio cuore. come faccio a traslocare?
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