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stanlaurel
ho lavato 2 banconote da 20 euro in lavatrice. le avevo dimenticate nella tasca di un cardigan. ne sono venute fuori una fetecchia, sbiadite in un colore tendente al lilla spinto, ma profumate di ammorbidiente superfuffoloso. quasi dispiace spenderle guarda. la cosa interessante dell'avere una psicologa come coinquilina è scoprire che certe attitudini altrui, altrimenti definite con banali parole o parolacce, grazie all'ausilio della scienza della psiche, si possono chiamare in un modo di molto ma di molto più fico. tipo: un essere umano che meritasse l'ormai abusato appellativo di -egoista-, soprattutto nel caso in cui si rendesse necessaria l'aggiunta dell'estensione -di merda-, grazie alla coinquilina ho capito che lo si potrebbe invece definire -un soggetto che dimostra scarsissima percezione dell'altro-. cioè, vuoi mettere? oppure, quello/a che abitualmente chiameremmo -stronzo/a- per la psicologia ha tutt'altro nome, che però io già non me lo ricordo più. allora ho capito che è meglio se nella vita continuo a fare quello che faccio, compreso lavare i 20 euro in lavatrice e chiamare -stronzo- uno stronzo, perchè mi sa che non farei per niente strada come psicologa.
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più. non mi vedi a me che da lì ma talmente su su più e arrivi su poi ti ci arrampichi un'architettura di frasi ci monti su una parola in pratica e un'altra ancora e un'altra ne metti un'altra una parola sopra e poi succede questo
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quelle sere di fine estate quando venivo a cena lì e la casa era piena di scatoloni di robe ammassate da buttare da portare via c'era un'aria appesa da fuga scomposta da trasloco scriteriato c'erano le cose che parlavano di un'assenza e c'era pure la tua gatta bellissima che girava per le stanze annusando tutto come fosse la prima o l'ultima volta non si lasciava mai prendere la gatta tua ma guardava in quel modo che metteva soggezione c'era il balcone dove cenavamo e passavamo la notte a parlare a fumare ad ascoltare la musica bassa che arrivava dallo stereo dentro casa e io ti facevo ridere pure se non c'era niente da ridere non c'erano soldi non c'era lavoro non c'erano più padri da biasimare o da curare c'era un perdono semplice e istintivo che scendeva su tutti gli errori su tutte le cose quelle da buttare e quelle da conservare il tempo non esisteva o comunque non passava di là le ore erano immobili e a volte come ora che sono stanca di correre mi mancano quelle notti che rimangono come cristallizzate e perfette lì in quella casa che non c'è più la gatta invece c'è ancora io non riesco a fermarmi mai veramente da nessuna parte perchè il tempo arriva sempre prima di me e tu sei proprio uno stronzo io pure a modo mio un pò stronza lo sono diventata anche per merito tuo tanto però lo sai che ti voglio bene e che mi manchi lo stesso ciao
la pubblicità della collana di dvd i misteri d'italia di carlo lucarelli alla fine, con la voce enfatica da réclame, dice -prima uscita: la strage di ustica a soli 3 euro e 99-. la strage di ustica. a soli 3 euro e 99. cazzo.
il foglio, firmato dall'amministratore e affisso sul cancello d'ingresso, quello davanti al quale mi fermo sempre a cercare le chiavi, dice -si comunica hai signori condomini...-
la strada è una striscia di asfalto lucido. è un fiume dal letto buio che scorre ai miei piedi sotto l'argine del marciapiede. le automobili sono sciami di pesci notturni con gli occhi accesi, pesci grandi e piccoli, si muovono a scatti oppure scivolano via, fluidi e veloci. se il mondo si fa liquido io mi ci sciolgo dentro. i sensi non si perdono, restano all'erta. la parola amore si presta ad essere sospirata, oppure sfugge dal fiato al posto dei nomi. un nome è ben più prezioso, è tuo. se chiamo per nome, faccio mio in un modo unico e speciale. tu chiami sogni i desideri più fragili che si discostano dalla realtà e dal presente. come tali li trattieni nei margini mutevoli di un pensiero. ora che piove, raccontami i sogni che dici di portare nella testa e che ti tengono compagnia mentre anche tu scorri lungo il fiume della strada. scegli un sogno, uno solo, regalamelo a parole. lo terrò vicino in questo tempo in cui navigo a vista e non mi allontano troppo dalla riva. gli parlerò di te affinchè quando te lo restituirò, non ti abbandoni più.
una delle tante cose che non ho portato via con me è la sveglia. uso quella del cellulare puntata sulle 6 e 55. quei 5 minuti che mancano alle 7 fanno la differenza, mi ammorbidiscono il risveglio. dal lunedì al venerdì alle 6.55 parte la suoneria, io con gli occhi chiusi cerco il cellulare sul comodino e premo un tasto a caso per far cessare quel trillo irritante che riempie di urgenza crescente il silenzio, l'aria e la penombra della stanza. spenta la suoneria tutto torna come prima, tant'è vero che a volte capita, come oggi, che mi (ri)addormenti con la stessa sacrosanta convinzione priva di sensi di colpa con cui si dorme la domenica mattina. a (ri)svegliarmi alle 7 e zero5 è stato un sms di un amico. in viaggio, sveglio dalle 4.30, con tanti kilometri di autostrada e musica e pensieri alle spalle. dice ho cercato di immaginare in che modo stavi dormendo e di che umore ti saresti svegliata. mi guardo allo specchio e posso solo constatare che non ho l'aria molto riposata. poche le ore di sonno, mal di testa leggerissimo, ma persistente. ieri sera ho mischiato vino rosso, grappe varie e vin santo alla quantità infinita di chiacchiere che solo quattro donne, sedute intorno a un tavolo di cucina, possono produrre. il risveglio prosegue scandito dal fitto scambio di sms tanto che lui sembra essere lì con me, mentre preparo il caffè (due cucchiaini di zucchero grazie, mi scrive), mentre lo bevo e mangio le frappe avanzate di ieri sera, mentre esco di casa con un enorme sacco di spazzatura da buttare, e poi nel traffico eccetera eccetera eccetera. sono in ritardo, ma poco importa. il cielo è di un colore tra il grigio piombo e il celeste poco convinto, ma va bene così. nel lettore mp3 ho musica nuova da ascoltare. mi ci immergo, sott'acqua riesco a respirare ad una ad una le parole. sembrano andare bene per tutti e due. se ti perdi ancora nei dettagli allontanati dal tuo sentiero la distanza spesso può aiutarti a capire ciò che serve davvero. buongiorno.
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m'hanno dato un buono
magari diventare grandi o comunque si voglia chiamare quella roba là che succede nei tempi e nei modi più disparati ma comunque indipendentemente dalla propria volontà e nonostante gli ostinati tentativi di opporvisivicitisi diventare grandi no? c'hai presente quella specie di trasformazione che praticamente funziona così le cose della vita tua cambiano un pò in meglio e un pò in peggio e pure tu diventi un pò meglio e un pò peggio e che come la metti la metti c'hai qualche anno in più rispetto a quando ce ne avevi qualcuno in meno e già solo questo fattore squisitamente numerico c'ha un suo ruolo nella faccenda che un conto è averci un 2 davanti all'età che si ha e un conto è averci un 3 e così via 4 5 e 6 fin quando davanti non c'hai un 9 e lì speriamo che non si perda tempo con la matematica ma si torni a uno stato di beata puerilità tanto da non pensare più ai numeri insomma diventare grandi volevo dire che significa pure tra l'altro che per esempio durante un pranzo domenicale tu racconti a tua madre -lo sai che è successo questo e quello e bla bla bla- e tua madre ti dice quella frase maledetta e cioè -te l'avevo detto- anzi per la precisione ti domanda -scusa se te lo faccio notare ma è vero o no che te l'avevo detto?- abbassando significativamente la voce sulle ultime 3 parole e tu a differenza di qualche anno fa quando eri meno grande di quanto non sei grande adesso non ti esibisci in performance apocalittiche contro questa barbara usanza di ribadire il fatto di -averlo detto- che se c'avevo bisogno di uno che le cose me le diceva prima andavo dal divino mago otelma no siccome adesso sei grande stai zitta fai finta di non aver sentito ma dentro di te lo ammetti che sì te l'aveva proprio detto.
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