IzZiO
FaTbOy
fIgLiO_dI_nEsSuNo
lA_CeCiArElli
dOvE_sTa_ZaZa?
Mr_CoBbLeP0t
cItArSi_AdDoSso
iNsAno_LoCo
vOlSo
mIsS_zEbRa
stanlaurel
incontro a. in ascensore e la giornata comincia all'insegna del cazzeggio andante. parliamo dell'ultimo album dei koop che da circa una settimana gira tra noi colleghi. mi piace, non mi piace, sì però, forse, vabbè. al che io per fargli capire che comunque sia non è che i koop li abbiamo scoperti noi, decido di canticchiargli il loro pezzo più sputtanato, vale a dire summer sun. tutto questo si svolge lungo uno dei corridoi infiniti, lastricati di marmo e pieni di porte, che dobbiamo percorrere per raggiungere le rispettive stanze. insomma, in questa location che meno opportuna non si può, io inizio a cantare. ho la voce bassa di una che si è svegliata da poco e che ha pronunciato a malapena un paio di buongiorno. lui mi ascolta tutto serio, poi si ferma e fa -aaah!- come se avesse capito. invece mi sta solo prendendo per i fondelli. comincia a battere il piede e a dondolare la testa come per tenermi il tempo, -vai vai- mi fa, io ricomincio a cantare convintissima e lui attacca a cantarmi sopra il cobra, di donatella rettore. ecco, io non sarò la callas, per carità, ma in effetti i due pezzi c'hanno un qualcosa in comune.
settimane da portare a termine e giornate appese a un filo sottile. libri nuovi sul comodino, una pila svettante e instabile della quale considero l'altezza crescente con avidità. leggo, leggo tanto, con lo stesso trasporto lussurioso di chi mangia con una gran fame. non trovo altro paragone per descrivere il gusto dello sguardo che divora le righe. poi, uno zaino da riempire con criterio ché si va verso un posto complicato, anche quest'anno. complicato nel senso buono, una bellezza da meritare e conquistare con un pò di fatica. una fatica bella però, che ne vale la pena. ho accumulato troppa tensione e me ne rendo conto solo adesso. chi mi conosce bene ride di questa apparenza zen che continuo a mantenere malgrado abbia il finimondo dentro. credo proprio di essere l'unica artefice delle mie malefatte e ora che l'istinto concede una tregua volendo potrei passare in rassegna, scientificamente, le balle che mi ha raccontato o le verità che non ho voluto ascoltare. invece, chiedo venia, sticazzi. e questa non è una lagna, sia chiaro. non è neanche tristezza. è abbassare le difese, volenti o nolenti. è la conseguente incapacità di girare intorno alle cose, sulla loro superficie, di fingere. per questo l'essere così immediata rende spudorata la risposta alla domanda che scongiuro non mi venga posta, la più banale: come stai? me l'hai chiesto via sms due sere fa. e io ho pensato di non risponderti perchè mi fa ancora male il bene che mi fai. poi ci ho ripensato e ho tentato di costruire una frase, onesta, semplice. dopo mezz'ora di scrivi/cancella, ti ho risposto questo : è mezz'ora che cerco di risponderti.
raffiche di entropia

indossai davanti ai miei debitori un nuovo vestito, appena acquistato, e pensai che forse in questo modo non si sarebbero sentiti impacciati dal fatto di non avermi ancora restituito il danaro preso in prestito
peter handke - il peso del mondo
la barbie ha vinto la causa contro le bratz.
somewhere there's music
how faint the tune
somewhere there's heaven
how high the moon
there is no moon above
eccetera eccetera eccetera
che una poi si sente parecchio stupida a scrivere della luna, perchè sì insomma, dai, la luna. essù raccontacene un'altra che quella della luna l'abbiamo già sentita. eppure è così bella stanotte, così vicina, in mezzo a quel cielo che lo guardi e ti sembra di guardare il mare perchè ci passa la luce attraverso, proprio come fosse un mare calmo e profondo. non c'è verso di non sentirsi banali ma insomma, quello che volevo dire è che stanotte non si può fare a meno di cercarla con lo sguardo, la luna, dopo ogni svolta di strada e di palazzo. perderla, cercarla, trovarla di nuovo e senza distogliere lo sguardo, spogliarsi nudi e farci il bagno insieme in quella pace liquida sulla quale galleggia. però ora che sono arrivata a casa riesco solo ad indovinare dove si sia nascosta grazie ad un alone luminoso che vedo emergere dal tetto del palazzo di fronte. bella e semplice era la luna che ho visto nel cielo grande che si apre puntuale, a metà strada dei miei ritorni a casa. semplice, mentre io stanotte ho la testa piena di robe, un groviglio di pensieri che ballano il mambo e suonano le nacchere e ciccano per terra e mi chiedono dov'è il bagno e quand'è che arriva qualcosa da bere e posso fare una telefonata e che ce l'hai una cartina. ne ho sentito pure uno, di pensiero, che lamentandosi con un altro diceva e che cazzo manco una birra e due pistacchi ci offre 'sta cafonazza qui con tutta la strada che ci siamo fatti per venirla a trovare. questo fanno i pensieri miei, inutili per lo più e come tali non riesco a pensarli fino in fondo per mandarli via. e insomma, la luna era un pò una scusa perchè in realta mi sono detta, sai che c'è, è tardi, mo' vado sul blog e scrivo che c'ho un groppo in gola che così magari mi passa, o quantomeno si allenta un pò. e insomma, sì la luna e il cielo e la notte maestosa, bellissima lì fuori, ma io c'ho un groppo in gola, ecco. anzi c'ho una morsa allo stomaco, oppure un peso sulle spalle, ma già che ci sto pure il ginocchio della lavandaia, il soffio al cuore, l'alluce valgo, le gambe a x e il gomito del tennista. ora che ci penso dovrei avere dei salatini e un pò di birre in fresco. è qui la festa?

da quel momento in poi ha smesso di porre e di porsi domande. all'inizio sono rimasti i dubbi. i pensieri però non finivano più col punto interrogativo. e i dubbi diventavano pigri, tanto pigri che cominciavano a convincersi da soli che non ci fosse niente di cui dubitare. niente. ogni tanto sembrava come se, proprio come se, invece poi non ricordava più cos'era veramente, o cosa sembrava soltanto. dove era stato ferito e dove era stato accarezzato e come e da chi. un vuoto pneumatico nel cuore. il prima e il dopo si invertivano, si confondevano sciogliendosi l'uno dentro l'altro, creando nuove storie. si cominciava con un abbandono, un commiato, anzichè con un incontro. allora le vicende trovavano un senso. si finiva con il primo sguardo, le prime parole, il nome. inizio e fine capovolti creavano storie in cui gli era possibile perdonare il proprio assassino, ma non chi lo aveva amato. le azioni, le cause, le conseguenze. tutti i pezzi perdevano il loro ordine cronologico. fin quando il male e il bene che t'hanno fatto o che hai provocato non trovano più ragione oppure se la spartiscono a metà. ecco, almeno credo che funzioni così. sì.
l'espressione once in a blue moon in inglese è equivalente al nostrano ogni morte di papa. blue è l'aggettivo attribuito a una luna piena extra che può apparire nel corso dell'anno, oltre alle dodici, chiamiamole così, standard. l'associazione al modo di dire italiano dipende dall'eccezionalità di questo fenomeno che si verifica ogni due o tre anni. l'ho scoperto ieri sera, ascoltavo billie holiday che cantava blue moon e mi è venuta la fantasia di interrogare l'oracolo wikipedia per avere notizie su quel pezzo. mi ha colpito molto questa storia degli extra days che "avanzano" dal calendario rimanendo tagliati fuori dai dodici cicli lunari dell'anno. questi giorni in più che si accumulano tra una luna e l'altra e ogni morte di papa ci regalano una extra full moon. scoprire questo piccolo dettaglio, non so perchè, mi ha fatto sentire in maniera differente il testo semplice e un pò melenso di quella canzone. ho fatto partire da capo la traccia 2 del cd e ho provato ad ascoltare blue moon come fosse la prima volta.
ogni tanto le persone dovrebbero poter fare a cambio di vita tra loro. tipo, visto che a te i problemi mii ti sembrano di più semplice soluzione dei tui e viceversa, facciamo che tu ti prendi la vita mia e io la tua per uno, due, tre giorni, massimo una settimana tiè. vedrai, vedrai che ti combino alla vita tua io. te l'aggiusto così bene, ma così bene, che quando te la riporto indietro non la riconosci. te pure, vedi quello che puoi fare, non mi far fare figure di merda e per favore non ti mangiare tutti quei pomodori che mi fanno venire le bolle, ma soprattutto evita latte e derivati per l'amor di dio. e poi sai qual è un'altra fantasia ricorrente che ho io riguardo questa cosa di fare a cambio di vita? allora, il titolo della fantasia è : una settimana da genio. allora praticamente ci sono io no? e poi c'è questa settimana intera in cui io posso scegliere di essere tutte le persone che voglio, vive o meno, però tutte queste persone mica sono sfigate come me e te, no, sono geni o comunque personaggi super talentuosi in una qualche arte o disciplina. in pratica ti levi un sacco di soddisfazioni, tipo che ne so, ti svegli il lunedì della tua settimana da genio e dici ecco adesso io voglio suonare il violino come paganini e ti metti lì, prendi un violino e suoni suoni suoni finchè ne hai voglia. oppure, voglio cantare come la callas e allora che fai, semplicemente prendi fiato e laaaa canti come cantava lei. senza sforzo, così, naturalmente. e canti canti canti. oppure voglio dipingere come caravaggio, ballare come nureyev, come carla fracci. voglio pensare, semplicemente pensare, come einstein, nuotare come esther williams, camminare come cammina lei, la protagonista di in the mood of love. e ti fai una passeggiata, camminando in quel modo lì. poi quando sei stanca, magari scegli di essere bella come, che ne so, non mi viene in mente adesso una bella bella bella che vorrei provare ad essere. insomma, diventi bella così, e ti metti seduta a pensare a chi altro vuoi provare ad essere, cos'altro vorresti provare a fare, prima che la settimana finisca.
fuori cicale instancabili cielo coperto vento caldo che porta a spasso la pace dentro acqua acqua addosso acqua da bere poi cotone e carta e frutta sopra lenti giri acustici giri di parole giri di stanza in stanza scalza e indecisa mi arrendo ai minuti intorpiditi del pomeriggio all'odore di sapone e crema al cortisone nella penombra arancione della tenda abbandono l'ordine orizzontale delle pagine per quello confuso del copriletto indiano da decifrare.
ho ripreso fiato. adesso vorrei scrivere tutta una cosa su dove come perchè, ma il fatto è che ho collezionato talmente tante punture di zanzara che devo fare una scelta. o scrivo o mi gratto.

il contrasto tra la musica che ascolto in cuffia e i posti, le facce che incontro entrando in ufficio la mattina. per esempio oggi avevo iggy pop che mi ballava in testa. si agitava come un ossesso, in quel modo tutto suo, a dorso nudo, ogni fascia muscolare esibita, lanciata come un elastico, nervosa come una frustata. io superavo l'ingresso e distribuivo i primi mezzi sorrisi di circostanza, lui faceva le boccacce alle guardie giurate, sculettava davanti ai direttori generali, si metteva in mezzo all'atrio a ululare facendo scivolare la mano giù giù giù e poi toccandosì proprio lì. io andavo verso l'ascensore a testa bassa e lui mi seguiva agitando le braccia, strusciandosi contro le signore che dopo il caffè si fermano a fumare in cortile. poi, come quasi ogni giorno, non ho resistito. il contrasto è troppo forte, tanto che comincia a montarmi qualcosa in testa, tipo una voglia di tornare indietro, o mettermi a ridere, a cantare, a fare insomma qualsiasi cosa che non sia quella che invece puntualmente faccio. spengo. spengo, e la giornata comincia.
trastevere 10 mq monolocale mansardato piccolo ma indipendente con bagnetto interno 500 euro mensili
your flirt finds me out
teases the crack in me
smittens me with hope
possibly maybe possibly maybe
possibly maybe
as much as I definitely enjoy solitude
I wouldn't mind perhaps
spending little time with you
sometimes
sometimes
possibly maybe probably love
possibly maybe probably love
uncertainty excites me
babe
who knows what's going to happen?
lottery or car crash
or you'll join a cult
probably maybe possibly love
probably maybe possibly love, possibly
mon petit vulcan
you're eruptions and disasters
I keep calm admiring your lava
I keep calm
possibly maybe probably love
possibly maybe probably love
electric shocks?
I love them!
with you dozen a day
but after a while I wonder
where's that love you promised me?
where is it?
possibly maybe probably love, possibly
possibly maybe probably love, possibly
how can you offer me love like that?
my heart's burned
how can you offer me love like that?
I'm exhausted
leave me alone
possibly maybe possibly maybe
possibly maybe
since we broke up
I'm using lipstick again
I suck my tongue
in remembrance of you
e insomma l'albero di piramo e tisbe non è vero che non è importante sapere che albero fosse era un gelso i cui frutti da bianchi diventarono rossi prendendo il colore dal sangue di tisbe che poi a pensarci bene dagli amori finiti nasce sempre qualcosa di nuovo qualcosa che però magari non serve a nessuno tipo i gelsi rossi che infatti a noi non ci cambiava proprio niente se restavano bianchi e per di più se i gelsi restavano bianchi piramo e tisbe invece di suicidarsi in quel modo si incontravano sotto all'albero e finalmente facevano le cose porche senza quel cazzo di muro in mezzo e tutti eravamo più felici perfino noi che mangiavamo l'amatriciana in quel posto dove il cameriere c'ha una panza tanta e la maglietta de -il padrino- con sopra la faccia di marlon brando che però è un pò deformata per via della suddetta panza e allora dicevo l'amatriciana era buona il vino era quello che era e l'acqua è rimasta nella bottiglia però te hai lasciato tutta la pancetta nel piatto e io invece no e poi parlavamo e parlavamo e ogni tanto dicevamo è vero è così oppure dicevamo cazzodici però era solo perchè ci eravamo spiegati male in realtà la pensavamo allo stesso modo e comunque non mi sbagliavo pessoa ha passato gran parte della sua giovinezza a durban e io di quella città invece mi ricordo solo l'albergo la strada davanti all'albergo e quel vecchio cimitero in mezzo ai grattacieli che era qualcosa di surreale comunque ricordati che il tabaccaio riapre fra un quarto d'ora ma io le cartine ce l'ho quindi chissenefrega del tabaccaio e dell'amico tuo che ci fai fare il camorrista di notte invece di lasciarlo dormire in pace e chissenefrega dell'accendino con su scritto felice natale pure se siamo a luglio vorrei dire pure chissenefrega della progettualità ma in fondo sono una donna non sono una santa e un muro in mezzo ci sta sempre e certe volte è bene che sia così ma se non hai capito dimmelo però
ho deciso che non ho deciso.
e sulle biciclette verso casa
la Vita ci sfiorò
ma il re del mondo
ci tiene prigioniero il cuore
eppure sopravvive il mondo
anche se l'ho colpito al cuore
eppure sopravvive il mondo
anche se l'ho
tradito senza pensare
che è l'unico mondo per me
e può bastare
in effetti alla mia lunga esperienza in qualità di intermediatrice tra esseri umani che si stanno sulle balle, siano questi colleghi di lavoro, familiari, ex amici o gruppi composti da rappresentanti dell'homo sapiens più o meno evoluti e illuminati, mancava proprio il capitolo faide casalinghe tra coinquiline. eccoci qui, la faccenda è semplice e la matematica non è un'opinione. siamo 3 e loro 2 hanno deciso di starsi antipatiche a vicenda. ognuna è fermamente convinta di aver fatto abbastanza per avvicinarsi all'altra, ma mica è vero. tra loro c'è il gelo siderale. hanno in comune un caratterino appuntito, fiero e sono partite col piede sbagliato. io sono morbida, di natura. attutisco l'impatto dei loro spigoli e solitamente, fatta salva qualche giornata in cui mi confino in un esilio volontario, sono ben disposta verso il genere umano. non perchè sono buona, no. è che, a voler essere estremamente cinici, se consideriamo l'altro come un elemento che va a modificare un equilibrio, in parole povere un potenziale cacacassi, tanto vale rassegnarsi e creare una situazione di condivisione del tempo e dello spazio all'insegna dell'armonia e del mutuo piacere. oppure ignorarsi pacificamente, soluzione questa estrema, ma infinitamente elegante ed igienica. la tolleranza è anche un'arma per non essere coinvolti nelle meschinità del mondo, un'arma ben più potente dell'indifferenza. insomma, loro, con la scusa di non "incontrarsi" spesso in casa, parlano tramite me. un'altra volta nella vita mi trovo, mio malgrado, a ricoprire il ruolo di interprete fra due esseri umani che non parlano la stessa lingua. mi chiedono puoi dire a x, puoi dire a y. robe così. pronto 113? chiamo da via xxxxxxxx xxxxxxxx n. 4, scala G, 4° piano. c'è una bomba che sta per esplodere.
p.s. intanto, proprio mentre mi beavo del silenzio e del fresco che entra dalla finestra aperta, al piano di sotto è iniziata una festa, giuro. cantano la colonna sonora di grease a gole spiegate. dal coro di voci spicca quella di un uomo, stonato ma entusiasta. you're the one that I want uh uh uh. bum.
per la cronaca: a momenti mi sembra di avere così poche cose da dire, in altri le parole mi giocano in testa. i binomi, le figure retoriche, i più per meno meno. certi giorni sono complicati, mentre altri troppo, davvero troppo semplici. non lo so se dipende da me, dai feromoni innescanti, dai transiti astrali o intestinali, dalla congiuntura economica nazionale, mondiale o mia personale, fatto sta che di questi giorni qui mi tocca fare la media ponderata. del caldo che mi rimane sulla pelle cerco di ricordarmi quando quell'aria leggera e asciutta benedice la sera e viceversa. le strade di asfalto rovente dell'ora di pranzo, le torno ad amare di notte quando si arrendono ai passi che non sanno dove andare. i ricordi che non sopporto di chiamare con questo nome, li diluisco con tutto ciò che comincia a confondersi, a perdere definizione e ragione d'essere o d'essere stato. ecco sì, faccio una media del troppo e del troppo poco e cerco di capire da dove provenga quel sottofondo che mi porto nell'anima, che ha dentro il sorriso, ma pure gli occhi chiusi dietro gli occhiali scuri, le cuffiette e la voglia di sparire. quel sottofondo che mi fa sentire a casa nei posti più strani o che non mi fa sentire a casa mai. tutto questo è. allora nel dubbio e per il fatto che per spiegare come sto mi tocca a volte imitare massimo boldi, cerco di ridurre l'assunzione giornaliera di caffè. con a. ed e. ora riusciamo a ridere delle cose che in un recente passato ci hanno fatto piangere e arrabbiare. è una rielaborazione personale in chiave ironica che ha bisogno di testimoni a dire che sì, che no, che forse, ma va bene così. farei lo stesso. farei ancora, se ci fosse da imparare qualcosa. se ci fosse questa curiosità, avida, sana e disperata che m'ha mangiato pure quell'orgoglio da quattro soldi, del quale ho sempre fatto volentieri a meno. anche perchè, sai che c'è, alla fine ho pensato che se sono sopravvissuta ai tonnarelli cozze e vongole di ieri sera figuriamoci che male mi puoi fare te.

ArDeCoRe
babsi_jones
cesare_pavese_poesie
europa_film_treasures
GENOVA_2001
il.primo.amore.
indymedia
internazionale
nazione indiana
pearls_before_swine
pOsT_sEcReT
ramificazioni
the_perry_bible_fellowship
_ani difranco_
_linus_
misiasays in Mi piacevano le donn...
hobbs in Mi piacevano le donn...
misiasays in solidão &eacu...
misiasays in le mie amiche non so...
Allitterata in le mie amiche non so...
utente anonimo in solidão &eacu...
misiasays in "...chi non si ...
tage in "...chi non si ...
misiasays in il gioco consiste ne...
misiasays in pj harvey_the piano
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
*loading*