IzZiO
FaTbOy
fIgLiO_dI_nEsSuNo
lA_CeCiArElli
dOvE_sTa_ZaZa?
Mr_CoBbLeP0t
cItArSi_AdDoSso
iNsAno_LoCo
vOlSo
mIsS_zEbRa
stanlaurel
strange overtones
in the music you are playing
I'll harmonize
it is strong and you are tough
but a heart is not enough
torna a casa mentre fuori è quasi mattina. nello specchio dell'ascensore osserva le labbra nude e l'espressione indifesa del sonno non assecondato, ma il viaggio fino al terzo piano non basta a decifrare cosa appare nel fondo nitido dello sguardo. qualcosa in meno o in più? la porta si chiude alle spalle. i vestiti ora sono petali superflui, una pelle che non ha voglia di indossare, da abbandonare in fretta, come se bruciasse. il letto invece è un palmo di mano fresco sul quale stendersi. la strada lì fuori partecipa restando sospesa in un silenzio gentile, sul cuscino riconosce il proprio profumo. da bambina ogni notte sceglieva i sogni che avrebbe sognato sfogliando le pagine di un libro immaginario. il sogno più bello era quello in cui volava. cominciava a correre sul marciapiede davanti casa, poi la corsa si trasformava in piccoli balzi sempre più alti, sempre più leggeri, fin quando riusciva a superare il primo piano del palazzo dove abitava. allora era quasi fatta, ma per non tornare giù doveva mantenere costante una sorta di spinta che sembrava provenire dal cuore. per salire più in alto doveva concentrarsi su questa forza, ma, contemporaneamente, dimenticarsene. da bambina non riusciva a spiegarsi come qualcosa potesse essere tanto facile e difficile allo stesso tempo. come galleggiare per chi non sa nuotare, come le cose che riescono bene solo dimenticando che le stiamo facendo. poche e semplici regole da imparare e poi, perchè funzionino, dimenticare. da bambina sceglieva quasi sempre il sogno in cui volava, stanotte invece, all'attimo che precede il sonno, chiede solo di non interrogarla, di non farle ricordare il bene e il male. e infatti si addormenta un istante prima di rendersi davvero conto di quanto, a volte, sia fin troppo facile obbedire a questo desiderio.
dicevamo. la connessione wi-fi non funziona come dovrebbe, o meglio, non funziona, punto. per questo sono seduta sul pavimento dell'ingresso con la tastiera sulle gambe e un cuscino in posizione strategica onde evitare assideramento delle terga. poi, dunque, c'è una sigaretta dimenticata nel posacenere e un cicinin di mirto nel bicchiere. nel tardo pomeriggio film indipendente danese, in lingua inglese. ora la so lunga sulle piantagioni di tè dello sri lanka, dell'india e del kenya. sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori che si occupano della raccolta delle foglie che, dopo essere state simpaticamente concimate e successivamente raccolte e lavorate, vanno a riempire le bustine che lasciamo in infusione nelle nostre tazze giusto quei cinque minuti durante i quali pensiamo a quanto sia dura la vita e meritato il bel tè caldo che andremo a sorseggiare. i turpi retroscena del cosidetto fairtrade, che di fair ha ben poco, non hanno niente di diverso da quello che c'è dietro ogni tipo di commercio che coinvolga risorse (siano queste materie o forza lavoro) dei paesi del cosidetto terzo mondo. facciamo che mi fermo qui, aggiungo solo che il prossimo tè che berrò avrà un retrogusto piuttosto amaro. l'asse terrestre è imperniato sulla sua saldissima assurdità tanto che, a volte, cercare di cambiare le cose, o anche solo immaginare delle alternative, porta, almeno in prima battuta, a risultati ancora più assurdi. nel mio piccolo credo proprio di aver capito cosa mi piacerebbe studiare e fare nella vita, qual è la passione che mi chiama a sè. ma forse è troppo tardi per seguirla e rispettarla seriamente. i danesi mi piacciono per tanti motivi, non da ultimo per quella vena un po' crudele con la quale rappresentano le cose della vita. hanno pure la caratteristica (non voglio chiamarla difetto) di farti sentire così terribilmente, irrimediabilmente italiano. finita la proiezione del film, dibattito col regista. domanda di uno spettatore: cosa possiamo fare in qualità di consumatori per reagire a questa situazione? o meglio, può il consumatore con le proprie scelte di acquisto intervenire su circostanze così lontane dalla propria portata? risposta del regista: sì per questo questo e quest'altro motivo. però, detto tra noi, che ve credete, pure io quando vado a fa' la spesa rimango ore davanti agli scaffali a pensare e mo' che cazzo compro? a seguire, ancora, aperitivo ignorante al pigneto. e ora qui, il mirto è finito, la sigaretta pure e io in definitiva sto troppo, ma proprio troppo scomoda per continuare a scrivere.
il senso dell'umorismo dei danesi meriterebbe un capitolo a parte.
al tecnico della fastweb, quando si china per trafficare con la presa del telefono, si vedono le mutande rosse a disegnini bianchi, nonchè l'incomincio (così lo chiama un amico mio) del sedere. culo, si dice culo. ecco, a volte c'è questa sensazione di solletico sulla punta delle dita e le parole, quelle che spesso mi sfilano in testa, in una parata fragorosa di troppe voci inutili o in uno scorrere domato e fluido, forse lo scrivere le fermerebbe. sì, insomma, non ho certo bisogno di andare su marte per avere voglia di raccontare quello che vedo, mi basta prendere un autobus. e sull'autobus leggendo Kapuściński mi batte forte il cuore, ma nella borsa non trovo la matita per sottolineare. mi manca la tua città, amore. la desidero come se fosse una persona con cui parlare, da scoprire e imparare. la tua città me la regalano in una canzone, io la ascolto e le parole diventano tempo e luogo dove possiamo stare. scrivi, mi dicono. scrivo. scriverò. ma questa delle mutande rosse del tecnico, per ora, mi è sembrata proprio l'unica cosa sensata da raccontare, per tacere del culo.
chissà se ce la faccio a salvare anche te.
movimento per la liberazione delle musichette da attesa telefonica.
io penso che questa sia una bellissima canzone.
io certe volte mi domando se è il mondo che da qualche mese a questa parte fa un po' più schifo o se invece dipende da me che prima non avevo il televisore e adesso invece sì. fino a poco tempo fa la tv la vedevo quasi esclusivamente quando andavo a cena a casa di mia sorella. dopo mangiato ci posizionavamo sul divano a chiacchierare, davanti alla tv casualmente accesa. allora lei rideva dell'effetto che avevano su di me i prodigi del tubo catodico e dei suoi orribili abitanti. per capirci, qualcosa a metà tra un ingenuo stupore e il terrore puro, neanche fossi un boscimano doc alle prese con un frullatore acceso. adesso il fatto è che essendo tornata a possedere una tv, ogni tanto la spolvero e poi l'accendo e poi la guardo pure. io appunto mi domando cos'è successo nel frattempo di tanto brutto nel mondo da permettere che, giusto per fare l'esempio più stronzo, una con la voce di paolaperego possa condurre una trasmissione in prima serata senza che da questo fatto scaturiscano guerre e rivoluzioni. io mi vergogno abbastanza a dirlo, per via del pudore che riservo ai miei stati d'animo negativi e che tratto come un virus da non diffondere, però, ad essere sincera, a me ultimamente il mondo mi fa un po' schifo. mi fa schifo la gente che parla delle cose in quel modo che la gente ha di parlare delle cose. mi fa tanto male qualcosa dentro quando sento parlare dello stupro in quel modo lì, quando sento parlare della vita e della morte in quel modo lì. e allora la cosa terribile è che non so dove andare a parare perchè ho come la sensazione che qualcosa dentro di me non funzioni più come prima. non riesco ad inventarmi nè un modo per reagire, nè un modo per fuggire via e vivere dimentica di tutto e di tutti, a parte un possibile e regolare abuso di LSD, ovvio. e allora ok, la tv non la guardo oppure mi limito a guardare il tenente colombo e la trasmissione di piroso, ma solo perchè sono innamorata di lui, di piroso, sì. anche se ha la faccia da libro cuore e il colletto della camicia troppo stretto. e poi, certo, la televisione è solo uno strumento, no? come tale va usato, come gli aeroplani, i computer, i navigatori satellitari, l'ascensore e il silképil. però quando sto così, a me mi sembra che tutte quelle cose del mondo che non mi piacciono, abbiano come una specie di collegamento perverso tra loro. come se facessero parte della stessa orribile trasmissione televisiva in cui ci sono paolaperego che presenta e dice ecco a voi il papa, ecco a voi la canzone dimmerda, ecco a voi franceschini, e culi tette e labbra che parlano la stessa lingua, e ora ecco cosa dice la gente che parla parla parla anche se non è mai entrata in una stanza di ospedale, la gente che non sa cosa significhi lasciare il proprio paese, questa gente che dimentica ma non sa cos'è il perdono, ecco la sinistra e il suo sfacelo triste, triste, triste e senza dignità alcuna. pubblicità.
poi mi passa, ci sto provando a farmela passare, giuro.
di quelle volte
quando
anche il tempo
si fa da parte
e si ferma a guardare
l'incantevole passo
lento
della vita
passare.
ArDeCoRe
babsi_jones
cesare_pavese_poesie
europa_film_treasures
GENOVA_2001
il.primo.amore.
indymedia
internazionale
nazione indiana
pearls_before_swine
pOsT_sEcReT
ramificazioni
the_perry_bible_fellowship
_ani difranco_
_linus_
misiasays in Mi piacevano le donn...
hobbs in Mi piacevano le donn...
misiasays in solidão &eacu...
misiasays in le mie amiche non so...
Allitterata in le mie amiche non so...
utente anonimo in solidão &eacu...
misiasays in "...chi non si ...
tage in "...chi non si ...
misiasays in il gioco consiste ne...
misiasays in pj harvey_the piano
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
*loading*