siore e siori ecco a voi l'annuale grande circo dei numeri. ovvero tira fuori il vestito buono e il sorriso migliore, incrocia lo sguardo delle persone giuste, dì buongiorno, ma soprattutto stai due ore seduta in una sala attufata di gente, su delle poltroncine belle ma taaaanto taaaanto scomode sulle quali il sedere scivola che è una meraviglia e basta un attimo di distrazione, basta assuefarsi alle cifre e, come niente, ti ritrovi a stare seduta con una postura tipo felice caccamo. ecco. due ore così. ad ascoltare uno che fa scorrere slides a tutta callara e ti spadella numeri su numeri che vorrebbero dimostrare fatti e tendenze del sistema. il sistema ahahaha. il mio collega che, poi sarebbe uno di quelli che quei numeri li ha confezionati ad arte, ogni tanto mi dà di gomito e mi dice non è vero non è vero un casso. oppure sì, questo è vero. ai numeri, ormai l'ho capito pure io, puoi fargli dire quello che ti pare. hai bisogno di dimostrare questo anzichè quello? bene, basta "interrogare" i numeri nel modo giusto e loro, miracoli della matematica e della statistica, o di quella che certi chiamano politica, diranno proprio quello che vuoi tu. tutto e il contrario di tutto. vuoi dimostrare che le cose oggi vanno meglio o peggio dell'anno scorso o di quello prima ancora? niente di più facile. basta mettere in rapporto i valori giusti e il risultato assumerà connotazioni positive o negative. le parole, invece, il più delle volte non si fanno manovrare tanto facilmente e, alla faccia nostra, parlano anche di ciò che c'è sotto, a saperle leggere o ascoltare. e infatti spesso a tradire i numeri falsi sono proprio loro, le parole, evidenziando incongruenze, moventi e chissà cos'altro. bene. dopo il tipo delle slides la parola passa al pezzo grosso che gli si siede accanto. il commento più intelligente che ho sentito fare su di lui e sul suo intervento è che senza dubbio c'ha i capelli unti. e che quei baffi poi, sono come dire, troppo ma troppo vetero. veterocosa non si sa. ce lo siamo dimenticati tutti, lui compreso. che qui, secondo me, parecchi sono ex qualche cosa. c'è pure qualche orfano di partito, che tenerezza. quando la parata finisce guardo il mio collega che già si allenta la cravatta. gli faccio rossi e neri, so' tutti uguali. lui capisce, ride e mi fa signora mia, è tutto un magna magna. dopo di che pure noi, nel nostro piccolo, non fosse altro che per il fatto inconfutabile che è l'una passata, decidiamo di andare a mangiare.

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