come un ladro come un assassino

nel sogno di stanotte c'eravamo io e te. tu mi baciavi. piano. senza urgenza. un bacio semplice, da adolescenti. un bacio casuale. dato per la coincidenza magica di trovarsi con le labbra vicine. era notte. arrivava gente. amici comuni. il nostro bacio sembrava non ci fosse mai stato. tutti insieme andavamo su e giù per le strade come si fa spesso in queste sere d'estate. seminando la noia nei passi disinvolti e scoordinati dalle infradito. cercando parcheggio. cercando posti dove fare cose. cercando da bere. da mangiare. da fumare. cercando. poi, il giro dei saluti e ognuna delle persone presenti prendeva una direzione diversa. verso casa. io camminavo con poca convinzione. avevo voglia di piangere. per sciogliere un po' la dolcezza pericolosa che mi avevi lasciato dentro. ricordavo il bacio. mi verrà a cercare pensavo. ne ero sicura. c'era una promessa nei tuoi occhi. ma aspettarti sapevo mi avrebbe fatto soffrire. camminando continuavo a ripetermi che il bacio era stato solo un sogno. un sogno. un sogno. e nel sogno del sogno improvvisamente senza accorgermene mi ritrovavo sotto casa tua. sotto la tua finestra. piena di timidezza e dubbi. eppure ero lì. abitavi in un vicolo. c'erano fili di panni bianchi candidi stesi a ogni piano. c'era un silenzio bello e complice. composto dal sonno e dai sogni che sfuggivano da tutte quelle finestre aperte sulla frescura della notte. stavo lì in piedi. mi ripetevo hai sbagliato hai sbagliato hai sbagliato. non dovevi venire. ma non riuscivo a distogliere gli occhi dalle tue finestre. basse. al primo piano. le uniche illuminate di una morbida luce fioca. io aspettavo che un movimento un rumore sfuggisse dalla tua stanza. speravo fossi ancora sveglio. immaginavo il bacio che ero venuta a riscuotere. il bacio che ero venuta a restituirti con l'animo di chi può onorare un debito. ed era come avere sete. proprio come avere sete e immaginare di avvicinare e poi appoggiare le labbra al bordo di un bicchiere colmo d'acqua. ti affacciavi alla finestra. parlavamo. poi ti salutavo e cominciavo ad allontanarmi di qualche passo. tu mi richiamavi con discorsi futili. io tornavo indietro per ascoltarti. ancora sotto la tua finestra a parlare. così più volte. cercavo di andarmene e tu gettavi la lenza delle tue parole. io pensavo fammi salire. tu pensavi chiedimi di scendere.

Roba di misia lunedì, 09 luglio 2007 ore 11:09 | link | commenti |


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