odio le classifiche. le odio perchè non hanno senso e perchè sono incapace di fare una striminzita e frivola graduatoria di qualsiasi cosa mi venga richiesto un gradimento granitico e immutabile. il momento più bello di questa estate? mi chiedono. e io rispondo con quella parola là che odio almeno quanto le classifiche: dipende. dipende, dipende da che? mi fanno. dipende da quando me lo chiedono, da chi me lo chiede, dipende insomma da una cifra di cose, mutevoli, più o meno importanti, ma comunque talmente tante che pure su queste ci si potrebbe fare una classifica su. non c'è scampo alla classifica e nemmeno alla classifica della classifica. e allora siccome non mi va di fare quella che se la tira, rispondo. il momento più bello di questa estate, ora che sono le 21.49 del 9 settembre 2007, è questo: immaginate una notte di luna piena e un baobab enorme, ma grande grande grande. il cielo sereno che filtra in mezzo a quei rami che non sono capace di descrivere se non dicendo che guardandoli, quella notte, ho pensato che sembravano essere stati disegnati a china tanto assomigliavano ai tratti di un pennino leggero, esperto, ma pure impazzito e impaziente. un ombrello di rami attraverso il quale far filtrare il proprio sguardo incredulo. un albero minaccioso sulle prime, poi, superato lo stupore, spenta la piccola torcia che avevo con me, abituati gli occhi al buio e alle forme, eccolo diventare protettivo, complice. come un abbraccio che la sa lunga su di te, sulla vita tua e su quella di chiunque, santo o assassino, si è seduto lì sotto prima di te, chissà quanti anni fa. i baobab hanno una storia bellissima che spiega, attraverso una leggenda, la loro forma strana, il loro aspetto enigmatico e i poteri che gli si attribuiscono. alla storia del baobab, secondo me, si aggiungono le storie di tutti quelli che lo guardano. per questo è così forte la sensazione che si prova a stare lì sotto. a toccare il tronco. a incastrare il proprio sguardo nelle sue forme. milioni di piccole storie che rimangono lì appese ai rami, come i pipistrelli, che fortunatamente non ho visto, o come quei nidi strani checi penzolavano. la mia storia ora, oltre a essere qui con me, è appesa a quei rami. sole, pioggia, luna piena o notti di miliardi di stelle. una parte di me ormai è lì, per sempre.
il - 2 e il - 1 del conto alla rovescia che avevo imbandito me li risparmio volentieri. non ho pazienza, fantasia ed egocentrismo a sufficienza per le autocelebrazioni, ma in questa estate infinita, immensa, oceanica, in questa estate da misurare a migliglia di kilometri avverto il bisogno di un segnale, di una boa da poterci girare intorno per togliermi la soddisfazione di dirmi che sì, ho avuto fiato a sufficienza per nuotare fin qui. la sensazione che provo sono in grado di descriverla solo in modo estremamente banale e, come sempre, passibile di eventuali modifiche umorali e pre-mestruali che potrebbero farmi ritrattare miseramente tutto quello che vado a scrivere. una pagina nuova. bianca. vuota e disponibile ad essere segnata in qualsiasi modo io voglia farlo. voltare pagina si dice no? ecco. sì. l'abbiamo voltata questa paginona enorme, pesantissima e piena di una scrittura fitta, disordinata. satura di scarabocchi, patacche e correzioni al limite della legalità. qualcosa è cambiato, forse piccole cose secondo le unità di misura con le quali vedo che il resto della razza umana misura i propri progressi personali. quello che importa è che si comincia a scrivere tutto su una pagina meravigliosamente pulita, appunto. e la cosa che per prima ci scriverei su questa pagina qua sono i sogni, quelli ancora non realizzati, quelli tanto vicini che se allungo un tantino una mano mi pare quasi di toccarli, di sentirne il calore vivo e fertile e perchè no, pure i sogni che ancora devo fare. quei sogni che io, me stessa, me medesima, mi auguro di avere l'animo e l'ispirazione per fare. insomma, se non s'è capito, ho già parecchie cose da scriverci sulla pagina che ho davanti, ma per ora prendo tempo. mi gusto un pò la sensazione bellissima, il respiro più ampio che mi dà questo bianco pieno di premesse e di promesse. non so se dura. non lo so. ma è sempre così, non si sa mai niente eppure, si va avanti uguale.

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