Una domenica che non saprei bene come definire. Uno di quei giorni in cui non capisco, non mi capiscono e in cui alla fine capisco che fondamentalmente non c’è proprio niente da capire. Comincia con me che esco di casa verso mezzogiorno sulle note di tu scendi dalle stelle suonate dalle campane sintetiche della parrocchia di quartiere che ogni giorno alla stessa ora fa partire un disco registrato. Manco più le campane suonano ‘sti preti ho pensato mentre camminavo.
Piove, ma non apro l’ombrello.
Termina, la domenica in questione, sempre con me che torno a casa poco dopo le 20 e lungo la strada mi fermo in videoteca per affittare un film.
Mi si prospetta davanti una di quelle serate in cui la cosa migliore che si può fare è smettere di fare e guardare un film. Scelgo il grande capo di Lars Von Trier. Un po’ di sano cinismo mi dico. Infilo il pigiama, preparo un’insalata, sfioro l’incidente diplomatico con la coinquilina alla quale girano un po’ le balle.
Inizio a pensare con crescente sollievo al film che mi aspetta e che guiderà la giornata verso la fine che merita. Apro il cofanetto del dvd e scopro che dentro non c'è mica il grande capo bensì un film che, a parte il titolo, rappresenta quanto di più lontano dal cinismo del buon vecchio Lars e dai dettami di Dogma95.
Signore e signori, stasera va in onda il grande orso. Mi scorre davanti in un nanosecondo tutta la giornata trascorsa, l’ultimo fotogramma è rappresentato dalla faccia da pirla del commesso che mi ha servito in videoteca. Non so se ridere o se piangere. Opto per una specie di ottusa indifferenza, ovvero paralisi emozionale che rimandi tutto al momento in cui deciderò di tirare una linea sotto questo tempo con il quale non ho ancora voglia di fare i conti. La domenica finisce con me che scrivo e fumo e bevo vin santo e mangio biscotti e come mi sento veramente non lo ammetto neanche a me stessa. Il coso, il film dico, ho pure provato a guardarlo. Mi sono detta, magari è una coincidenza, magari nella storia, chissà come chissà perché, ci trovo qualcosa. Non sono fissata con le coincidenze per carità, è solo che spesso mi capita di imbattermi per puro caso in cose e persone tanto insospettabili quanto fondamentali per il loro inaspettato contributo. Tipo come quando aspetto il bus che non passa e attacco bottone con la vecchietta che aspetta con me. Si comincia col parlare dei mezzi pubblici che -signora mia- non passano mai, bla bla bla fin quando la vecchietta -bang- tira fuori le parole giuste che nessun altro al mondo, ne sono certa, avrebbe saputo dirmi. Ecco, non è che io vado a caccia di vecchiette, è che capita. Tutto capita, a volte capitano persino le cose giuste al momento giusto; la vecchietta, il libro, la musica, l’amico, la poesia, il film appunto. Però, con tutta la buona volontà, la storia di una famiglia composta da padre madre incinta e due fratelli che, in cerca di fortuna, si mette in viaggio in carrozza dal New Hampshire alla California e poi durante una notte viene assalita da un orso ferocissimo che distrugge tutti i loro averi e per poco non se li magna a tutti quanti e poi la madre piange e il padre alza gli occhi al cielo e i figli vanno in giro per i boschi in cerca di bacche e invece delle bacche trovano un indiano coi poteri paranormali, non mi pare proprio una storia che possa essermi di una qualche ispirazione in questo momento. No. Soprattutto considerando il fatto che mi stanno tutti sulle balle. E quando dico tutti intendo tra gli altri la coinquilina, il commesso della videoteca, tutta la famiglia sfigata del film, l’indiano eccetera eccetera.
L’unico che si salva è l’orso.
p.s. A proposito di coincidenze, giorni fa ho comprato un nuovo libro di poesie di bukowski e ci ho trovato questa :
L'altra stanza
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che ascolta dietro la parete.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che si chiede cosa stai facendo
lì per conto tuo.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che ha paura che tu stai meglio da solo.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che pensa che tu stai pensando a qualcun altro
o che pensa che a te non importa di nessuno
tranne che di te stesso in quell'altra stanza.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che non gliene importa più di te come una
volta.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che si arrabbia se fai cadere qualcosa
o che si secca quando tossisci.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza che fa finta
di leggere un libro.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
che parla per ore al telefono.
c'è sempre qualcuno nell'altra stanza
e non ti ricordi mai bene chi è
e ti sorprendi quando fa un rumore
o cammina lungo il corridoio per andare in bagno.
ma non sempre c'è qualcuno nell'altra
stanza perchè
a volte non c'è un'altra stanza.
e se non c'è
a volte non c'è proprio nessuno neanche
qui.
Charles Bukowski
Roba di
misia
lunedì, 07 gennaio 2008
ore
09:58
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