"vincenzo dice che sei fredda, frenetica senza pietà, ma è cretino e poi vive a roma, che ne sa?"

c'è che mi sento particolarmente inconcludente. pericolosamente inconcludente. c'è che poi non lo so se è una sensazione la mia oppure lo sono davvero, particolarmente pericolosamente (cazzu cazzu iu iu) inconcludente. il fatto di non riuscire a giungere a nessuna conclusione sulla mia inconcludenza in effetti dovrebbe offrirmi qualche spunto di riflessione. sento che presto dovrò riparare in qualche modo, non credo di essere fatta per vivere così. c'è una parte di me, un super ego da chirichetta del piffero, che regge bene sesso droga & rocche 'n roll, per cui non c'è verso di confonderla o tentarla. va avanti a equazioni, un'algebra di sensi di colpa e botte di sacrosanto egoismo, metafore, ossimori, antonimi, bastoni e carote e mi ripete pentiti figliuola pentiti. week end in quel di milano a trovare la contessa de' frescobaldi recentemente trasferita al nord, nonchè caduta in miseria. c'erano pure il gran ciambellano di corte e l'ambasciatore. sul treno di andata ho viaggiato sola, con gli auricolari calcati nei timpani per evitare l'ascolto delle chiacchiere altrui. lo sguardo fisso fuori dal finestrino a vedere i colori sbiadire, fatta salva la dolcissima parentesi toscana di verde e ocra. quando il paesaggio si faceva troppo piatto anche per la mia fantasia, leggevo. sempre in tema di nobiltà decaduta leggevo la storia dell'omonima marchesa de fonseca pimentel appena evasa dal carcere e alle prese con i moti rivoluzionari partenopei. meu deus. mon dieu. maronna mia. un libro che parla portoghese, francese e napoletano. bellissimo. leggevo pure internazionale. l'ho letteralmente divorata, data la lunga e colpevole astinenza dalle cose del mondo. c'era l'articolo di una giornalista straniera che si domandava ma come mai le donne italiane non reagiscono, non (si) impongono, non (si) difendono? eh come mai? comunque, a proposito di donne la contessa sta bene, si lamenta, vorrebbe tornare a roma, ripete sempre roma roma roma, ma sta bene. ha preso in affitto un appartamentino anni '40 nel quale mi sono sentita subito a mio agio. soffitti alti, porte a vetri, pavimenti in marmo e quel certo non so che. a seconda di dove posi lo sguardo, in casa o nel quartiere, ti accorgi di questa patina un pò retrò che è rimasta sulle cose, nell'aria. attraverso la parete della camera da letto si sentono chiari e forti i discorsi della vicina che parla al telefono con la madre urlando in un modo impressionante. la madre deve essere sorda oppure la vicina è pazza, o entrambe le cose insieme. insomma, un pò tutto ricordava la milano che mi piace riuscire a immaginare, a rievocare, incollando pezzi di libri, canzoni, film e notizie che conosco a riguardo. una milano che credo non esista più, se la saranno bevuta pure quella. a proposito di bere: il caffè a casa della contessa fa veramente cagare. la caffettiera che ha trovato in casa vendica gli anni di abbandono e scarsa considerazione producendo un beverone rancoroso, ferroso e amaro, nonostante lo zucchero. un vago retrogusto di calcare. roba da colica renale a palla, ho detto al ciambellano che, impassibile, ci pucciava dentro le fette biscottate. sabato sera abbiamo cenato in un ristorante brasiliano pacchianissimo, ma troppo divertente. picanha e caipirinha. gna gna gna. i negozi sì, li ho visti, ma niente sioppin'. le commesse mi salutavano premurose e un pò viscide, per i primi due minuti mi stavano alle calcagna come avvoltoi, poi quando annusavano la mia ferma intenzione di non comprare nulla, mi abbandonavano abbastanza schifate. davanti agli specchi, mi sono accostata addosso un paio di capi bellissimissimi, ma dai negozi sono uscita orgogliosamente a mani vuote. l'unico acquisto veramente intelligente che abbiamo fatto è stato uno stock di panzerotti da luini, che io, l'ambasciatore, il ciambellano e la contessa abbiamo mangiato seduti su una panchina, circondati dai piccioni. l'eurostar del ritorno è arrivato a roma termini con 7 minuti di anticipo, ha detto la voce del capotreno. è scattato l'applauso. poi non so perchè, ma stavolta tornare a roma m'ha fatto uno strano effetto.

Roba di misia lunedì, 25 febbraio 2008 ore 13:20 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   25 Febbraio 2008 - 17:00
 
a volte milano l'amiamo più dei milanesi...

(ma lo sai che gli "antonimi" so' due amici mia?)
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#2   25 Febbraio 2008 - 18:28
 
credo dipenda dal fatto che col tempo si perda la capacità di "vedere" davvero la propria città. in questo senso, per dire, invidio un pò i turisti che vengono a roma. co' antonimi c'ho preso na biretta du' sere fa. dice si lo chiami che nun te fai mai senti'
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