f. ha la capacità di apparire nella mia vita nei momenti e nei modi giusti portando con sè un tempo fatto di sorrisi, chiacchiere e musica, quella che mi regala, quella di cui mi parla, quella che andiamo ad ascoltare insieme. f. mi ha salvato tante volte e in tanti modi, senza neanche rendersene conto. proprio sabato mi domandavo se qualche volta sia capitato a me di salvare lui. forse sabato notte l'ho fatto chiamandolo per nome, mi rispondo adesso. eravamo in due sul motorino. al ritorno da una serata di tanta musica e parole in cui ci siamo rimessi in paro azzerando i mesi di reciproca latitanza. c'era il cielo enorme, color cobalto e una luna di latte, quasi piena. si tornava a casa parlando ad alta voce per superare il motore e l'intralcio dei caschi. e poi ridevamo, che con f. si ride sempre tanto e di tutto. non potete capire, dovreste proprio conoscerlo f.. superato il delirio di traffico sulla via ostiense, roma era tranquilla, di strada bella da andare. caracalla, il circo massimo, i fori, il colosseo. e poi miracolo, il cancello di ingresso a via della polveriera era aperto. vai di qua che si fa prima. il cancello di uscita invece sembrava aperto. sembrava proprio. è toccato arrivarci a meno di un metro di distanza per capire che no. chiuso. è toccato rischiare di farsi tanto ma tanto male, se non peggio, per capire che il cancello era proprio irrimediabilmente chiuso. le sbarre sono state come un miraggio, emerso dall'aria, dal buio e apparso nel riflesso del parabrezza. poco prima della frenata, prima di quella specie di miracolo che ci ha permesso di fermarci a un niente dall'impatto ho avvertito la sensazione netta dello scontro, della caduta, del dolore vivo che stavo per provare. come per arrivarci preparata. sono secondi infiniti quelli in cui ti accorgi che qualcosa di inevitabile sta per succederti. intanto io ripetevo il suo nome come invocassi su di noi la grazia da un santo, con un tono che a imitarlo successivamente, nel percorrere la strada all'inverso, ci ha fatto scompisciare dal ridere. intanto le sbarre che prima non c'erano, erano lì, precise, ottuse, sempre più vicine e pronte a farsi abbracciare. invece no. salvi, un'altra volta. è così f., lo sai. e potrebbe essere una metafora appropriatissima questa dei cancelli, aperti e chiusi, delle strade nuove, di quelle da fare a ritroso, delle sorprese, belle e brutte, di quello che non si vede ma c'è, ah se c'è. io ho provato pure a scriverti una lettera, ma non ne sono stata capace. non ho tanta testa per scrivere lettere ultimamente. semplicemente quello che volevo dirti è questo: che io e te siamo vivi, più di prima e che soprattutto ti voglio bene anch'io, tanto.
p.s. e no, non avevamo fumato nè bevuto. siamo solo rincoglioniti. rincoglioniti, ma bellissimi eh. e comunque uno straccio di cartello per segnalare che il cancello è chiuso, in quella via buia, cazzo, mettetecelo.

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