su via dei fori imperiali ci stanno sempre i peruviani che suonano i flauti di pan e le chitarre e le maracas. stanno lì fissi, credo. coi loro vestiti colorati, il cappello e sotto il cappello quei profili inconfondibili e i capelli lunghi, neri e lisci, bellissimi. di certo non mancano mai quando di domenica la strada è chiusa al traffico e i pedoni camminano dove gli pare invece che restare confinati sui marciapiedi. suonano sempre le stesse canzoni. vendono pure i cd e la gente che si ferma ad ascoltarli prima di andarsene lascia qualche spicciolo nella custodia della chitarra, opportunamente aperta davanti a loro. dopo un pò però quella musica diventa intollerabile, o forse sono io a non sopportare tanto l'idea di sentirla suonare lì, in quella location che più romana non si può. mi pare un souvenir brutto di un posto meraviglioso. fuoriposto, come le gondole di plastica comprate a venezia che rimangono arenate nei salotti, sopra alla tv col centrino sotto. come le centinaia di cloni in miniatura delle sculture di michelangelo che affollano i ripiani dei negozi per turisti. brutti brutti. i ciufolatori folli li chiama l'amica mia m.. c'è poi questa cosa assurda : tutta via dei fori, e alle sue spalle, nei vicoli del rione monti fino quasi a piazza venezia, tutto quello spazio lì sembra funzionare da enorme cassa di risonanza per quelle melodie strascicate rubate alle ande. oppure c'hanno un impianto di amplificazione che neanche a woodstock guarda. fatto sta che con m. mentre passeggiavamo da quelle parti, senza meta, a fotografare con gli occhi gli angoli di strada e gli scorci di cielo tra un palazzo e l'altro, quella musica ci seguiva con invadenza, dappertutto. la cosa terribile è che un certo punto hanno attaccato a ciufolare uomini soli dei pooh. che tristezza che tristezza dicevamo io e m., poi però abbiamo cominciato ad immaginarci la situazione inversa, ovvero i pooh che scalano le montagne e arrivano su su su per un concerto sulle ande. facchinetti con la crisi respiratoria per via dell'altitudine e il batterista con la foglia di coca in bocca, sennò nun gliela fa a tenere le bacchette in mano.

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