pranziamo in un piccolo bar sotto l'ufficio
gestione familiare
il padre sta alla cassa
saluta tutti quelli che entrano
urlando buongiorrrrrrrrrrrrrrrrno
arrotolandosi avido in quella r
mentre con le sue dita grassocce
maneggia i soldi con finto disprezzo
non fa mai lo scontrino
e si sbaglia sempre a dare i resti
oppure pratica oscuri arrotondamenti
che si risolvono nel suo permesso di prendere un cioccolatino
da una scatola di cioccolatini sfusi
piazzata furbescamente davanti alla cassa.
a questo invito
io rispondo scegliendo sempre il cioccolatino più grosso
e poi
anche se mi costa ammetterlo
una volta
a dirla tutta
dopo aver consumato una spremuta d'arancia e un toast
ho preso la decisione
avvicinandomi alla cassa
di dichiarare solo il toast
il tutto solo per pareggiare i conti
considerato che a furia di sbagliare con i resti
con me deve averci fatto una fortuna
visto che non controllo mai.
mi fido.
e penso che questo basti a fare in modo che la gente non si approfitti di me.
mi pare una teoria indistruttibile
visto che
non scoprire di essere stati fregati
è un pò come non essere mai stati fregati.
oltre al padre
c'è la madre, ovvero la moglie
svampita e lenta
si capisce dallo sguardo e dal modo di fare
che deve essere sotto l'effetto di qualche farmaco
ti guarda ma non ti guarda
sorride quando non ci sarebbe motivo per farlo
carbonizza i tramezzini dimenticandoli nella piastra
o infila i piatti nel microonde senza accenderlo
comincia a servire una persona
si distrae e continua con un'altra.
a volte ti riempie il piatto all'inverosimile
altre volte prepara delle porzioni avarissime.
dipende.
chissà da che cosa dipende.
per fortuna c'è una figlia
svelta e gentile
che sopperisce a tutte le gaffe della madre
senza battere ciglio
senza un'espressione del viso
che ti faccia capire qualcosa in più
di quello che vedi,
una madre un pò rincoglionita
e una figlia molto paziente.
io rispondo ai sorrisi insensati della madre
pure se non ci sono motivi per sorridere
e mentre lo faccio
mi sembra al contrario
che non ci siano motivi per non sorridere.
hanno assunto un barista nuovo
simpatico e rapidissimo
che incredibilmente è riuscito e a resistere lì dentro
più a lungo
di tutta la serie di anonimi colleghi che l'hanno preceduto.
si capisce che non deve essere facile lavorare in quel bar.
e guarda caso
il barista si chiama Pio
che a me
a parte il martirio specifico di dover lavorare lì
mi pare proprio un gran bel nome per un barista.
Pio mi chiama bambola.
cosa prendi bambola? mi chiede quando raggiungo il bancone
e io rispondo ruffiana
Pio, un caffè stupendo come quello di ieri.
lui ride
e fa finta di lamentarsi
di tutte queste donne donne donne
che però nessuna se lo piglia
e che anzi tutte lo trattano male.
e mi chiede
che dici bambola sarà per questo che mi chiamo Pio?

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