meet me in the indian summer

Ieri sera mangiavo pasta e ceci e cercavo di rispondere ai quiz della settimana enigmistica quando mi è capitata una domanda su Mata Hari. Chissà poi se è vera la storia secondo la quale si presentò davanti al plotone di esecuzione a testa alta, sorridendo e tirando baci ai soldati convinta che un suo ammiratore fosse riuscito a corromperli per far sì che sparassero degli innocui proiettili a salve. Bella fregatura. In confronto Dostoevskij, la cui condanna a morte venne commutata in quattro anni di lavori forzati quando aveva già i fucili puntati contro, non si può certo lamentare. Ieri mi sono resa conto che a volte leggo il mio manuale di storia contemporanea come un ipocondriaco leggerebbe un'enciclopedia medica. Porca miseria. Ma questo è uno dei tanti svantaggi dell'essere un'autodidatta incostante e senza metodo, romantica o per meglio dire un pò troppo impressionabile. Purtroppo in questi giorni non posso leggere altro, le poesie mi fanno male al cuore, il libro che stavo leggendo mi fa venire il magone se solo ne vedo la copertina. Sto anche bene attenta alla musica che ascolto. Nello stereo c'è rimasto un cd di Cristina Donà che farei meglio a non ascoltare, ma qualche volta, invece di sostituirlo con un'altro di musica brasiliana che sta lì in bella vista, cedo e faccio partire la seconda traccia. Nel lettore mp3 invece, tra le altre cose, ho caricato un album di Van Morrison che mi mette di buonumore. L'inconveniente è che mi fa anche pensare che non sia cambiato niente, o che viceversa possa cambiare tutto. Che sia possibile prendere il telefono e chiamare chi voglio, soprattutto te, per farti sentire la mia voce allegra senza aspettarmi niente in cambio. E poi penso che se continuo così, faccio la fine di Mata Hari, che sorride e tira i baci e poi. Invece devo mettermi in testa che ora come ora la mia voce allegra è una benedizione che posso tenere per me, che mi può essere utile per cantare canzoncine stupide che mi piacciono solo per quella frase che dice che "even the birds still sing their faithfull song" e per il cinguettio sintetico che accompagna queste parole. Devo mettermi in testa pure che i proiettili che mi aspettano sono proiettili veri e che magari, per concludere in bellezza, c'ha ragione Maccio Capatonda. 

Roba di misia giovedì, 23 febbraio 2006 ore 11:03 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   23 Febbraio 2006 - 11:28
 
don't think twice
just roll the dice
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente figliodinessuno

#2   27 Febbraio 2006 - 10:14
 
Vitelloni

Noi amici ci troviamo
ci scoliamo mezzo bar
poi ci parliamo delle cose incomprensibili
e i pensieri metafisici
ci portano lontano sopra
i cieli in fondo al mare in mezzo al blu
disperati, intellettuali,vitelloni
poi ci girano i coglioni
colpa della società

E i concetti universali
sono quasi sempre quelli
che ci portano le mani fra i capelli
a cercare nella testa quegli omaggi
che ci lasciano le mogli
fidanzate o giù di li

disperati, intellettuali, cornutoni
poi ci girano i coglioni
colpa della società

Poi usciamo nella notte
a tirar sassi alle stelle
che a colpirle sembra che splendon di più
E le nostre auto parcheggiate
poi spariscono nel nulla
o diventan grandi come BMW

disperati, intellettuali,ubriaconi
poi ci girano i coglioni
colpa della società

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