,invece,

e insomma questa giornata doveva andare in un modo un pò diverso. solo un pò. per capirci, ora che sono le 22.05, sempre che l'orologio del mio pc non vada avanti o indietro, io invece che stare qui a controllare l'orologio del pc, avrei dovuto starmene a mollo nelle terme di non so dove a bearmi della goduriosa temperatura dell'acqua e forse un pò meno dei suoi sulfurei effluvi. e invece. invece è una parola che va molto di moda nella mia vita ultimamente. invece siccome alla mia nuova amica A., dopo un lauto pranzo in quel di Sutri, veniva da vomitare, anzi no ci aveva un attacco di dissenteria, anzi no, mi sa che era in preda ad una reazione allergica ai funghi perchè le prudevano le orecchie e il palmo delle mani, macchè ora che ci pensava bene non è che le uova con cui avevano preparato il tiramisù che si era spazzolata per dessert erano marce e allora lei si era presa quella cosa lì, come si chiama? mi ha chiesto come si chiama quella malattia lì delle uova? e io mmmm oddio non lo so le ho risposto però siccome la cosa fondamentale per A., più che come si sentiva era diventata ricordarsi il nome di quella malattia, per farla contenta ho buttato là un pò di nomi a cazzo. la prima malattia che mi è venuta in mente, trattandosi di uova, è stata l'aviaria, che te lo dico a fare. l'aviaria! ho esclamato con un tono trionfante manco stessi rispondendo a un quiz televisivo. lei mi ha guardato un pò male chissà perchè. allora, sperando di essere più originale, ho detto botulismo. o botulino. non mi ricordo più. e ho pensato mo' s'incazza perchè che c'entra il botu-coso con le uova? e invece, mica s'è incazzata, anzi, questa malattia le è piaciuta proprio perchè per un pò abbiamo dovuto tranquillizzarla che no, non era botulino o botulismo fai un pò te. fatto sta che a forza di tenere sotto osservazione A. per essere certa che non peggiorasse, visto che non proferiva più parola mi sono concentrata sull'espressione del suo viso  e siccome ci aveva l'espressione tipica di chi sta per avere un conato o per alzarsi di scatto e correre verso il bagno, m'è venuta una leggera nausea pure a me. però ho evitato di dirlo che sennò A. cominciava a pensare che il suo era un virus infettivo. alla fine per farla breve, come dicono tutti quelli che non sono stati capaci di essere brevi, le pozze siamo andate solo a vederle prima di risalire in macchina e tornare a Roma. così giusto per capire cosa ci eravamo perse e rosicare. dalle vasche si levava un vapore che chiamarlo invitante è dire poco. la gente stava lì immersa nell'acqua e in quella luce rosa del tramonto. c'era un silenzio d'incanto interrotto solo dallo sciabordio di quelli che si immergevano o uscivano dall'acqua e recuperavano l'accappatoio appaggiato sull'erba per infilarselo di corsa. noi, invece, stavamo fuori vestite, con A. che sì forse si sentiva un pò meglio tanto che io e G. col pensiero ci eravamo già spogliate e infilate il costume, anzi avevamo già i piedi dentro l'acqua tiepida e pronunciavamo un aaaaahhhh libidinoso. se non che improvvisamente A. si è sentita peggio. forse l'umidità, forse i funghi o le uova, forse un'altra scarica di diarrea imminente o forse le mestruazioni, ah sì, perchè A., mi ero dimenticata di scriverlo, ci aveva pure le cose sue a corredare il quadro clinico. ecco. nelle vasche ci abbiamo infilato solo una mano, per testare quanto fosse calda l'acqua e poi siamo salite sulla panda color guacamole di G. promettendo solennemente, soprattutto A. che si sentiva in colpa e diceva che sfiga ma guarda te che sfiga che c'ho, di tornare presto. durante il viaggio abbiamo ascoltato un sacco di cd. G. è appassionata di musica messicana e portoghese e ascolta principalmente cantanti che con una voce meravigliosa fanno vibrare parole di fuoco su un sottofondo di note che ti fanno venire voglia di agitare le natiche o ballare un lento strascicato e languido col primo che capita. Io fischiettavo, guardavo fuori dal finestrino e ogni tanto annusando la puzza di uovo marcio che mi era rimasta attaccata alla mano, ripensavo a quell'acqua e mi vedevo spaparanzata nella pozza col sorriso a 50 denti. G., mentre guidava, dondolava la testa a ritmo, invece, A. appena partite, ha tirato indietro il sedile e s'è addormentata come un ciocco. che la malattia che ci aveva, oltre ai pruriti, agli attacchi di squaccuaraccuaus e alla nausea fa venire un sonno, ma un sonno. 

Roba di misia sabato, 28 ottobre 2006 ore 22:53 | link | commenti |


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